Una brusca escalation delle tensioni con gli Stati Uniti ha alimentato i timori in Cina di una guerra finanziaria sempre più profonda. Pechino teme di finire fuori dal sistema globale del dollaro, una prospettiva devastante un tempo considerata inverosimile, ma ora non impossibile. Uno scenario di questo tipo andrebbe a scuotere tutto il mondo del gioco in Borsa. La Cina è bloccata dagli accordi in dollari: o Washington congela o confisca una parte dell’enorme debito statunitense di Pechino.

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La Cina si prepara ad ogni scenario

Le preoccupazioni sono così alte che diversi funzionari di Pechino continuano rilanciare appelli per rafforzare il peso globale dello yuan. Cercando, al contempo, di diminuire la dipendenza dal dollaro.

Alcuni economisti sostengono persino l’idea di regolare le esportazioni di vaccini COVID-19 fabbricati in Cina in yuan. Un’ipotesi è cercare di aggirare il regolamento in dollari con una versione digitale della valuta.

Alcuni esperti sostengono che l’internazionalizzazione dello yuan rappresentava un bene da avere fino a qualche tempo fa: ora è un must per la Cina.

La realtà dei fatti è che, sebbene sia improbabile una completa separazione delle due maggiori economie del mondo, l’amministrazione Trump sta spingendo per un parziale disaccoppiamento in aree chiave legate al commercio, alla tecnologia e all’attività finanziaria.

Washington ha scatenato una raffica di azioni che penalizzano la Cina e si prevedono ulteriori tensioni in vista delle elezioni statunitensi del 3 novembre.

In sostanza, anche se lo scenario più drastico di un disaccoppiamento netto sembra ancora improbabile, Pechino si sta preparando ad ogni evenienza.

La posta in gioco è altissima

Qualsiasi mossa di Washington per tagliare la Cina dal sistema del dollaro, o qualsiasi ritorsione da parte di Pechino per vendere una grossa fetta del debito degli Stati Uniti, potrebbe sconvolgere i mercati finanziari e danneggiare l’economia globale.

In questo contesto, Pechino corre ai ripari. Dopo una pausa di cinque anni, la Cina sta rilanciando la sua spinta alla globalizzazione dello yuan.

Il mese scorso, la sede centrale della PBOC a Shanghai ha esortato le istituzioni finanziarie a espandere il commercio di yuan e dare priorità all’uso della valuta locale negli investimenti diretti.

In un commento pubblica rilasciata domenica, il capo della banca centrale Yi Gang ha dichiarato che l’internazionalizzazione dello yuan sta procedendo bene, con gli insediamenti transfrontalieri in crescita del 36,7% nella prima metà del 2020, rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’internazionalizzazione è ostacolata dai severi controlli sui capitali della Cina.

La quota dello yuan delle riserve globali di valuta estera ha superato il 2% nel primo trimestre. La moneta cinese ha anche battuto il franco svizzero, a giugno, diventando la quinta valuta più utilizzata per i pagamenti internazionali, con una quota dell’1,76%.

Un modo per accelerare il regolamento transfrontaliero sarebbe quello di prezzare alcune esportazioni in renminbi, come un possibile vaccino contro il coronavirus. Un altro sarebbe quello di utilizzare uno yuan digitale nelle transazioni transfrontaliere.

La Cina ha piani rapidi per sviluppare una valuta digitale sovrana. Quel che è certo è che Pechino sta mostrando non può permettersi di finire nel baratro, se e quando le sanzioni USA si abbatteranno effettivamente sulla sua economia.

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