Il confronto sul futuro di Monte dei Paschi passa dal consiglio di amministrazione atteso per il 12 ottobre. Nel resoconto pubblicato l’11 ottobre, la ricostruzione della vigilia indica al centro della riunione il rilancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo e le possibili risposte di Luigi Lovaglio, in vista dell’assemblea del 29 ottobre. Al momento della verifica non è disponibile l’esito del consiglio: parlare di una contromossa già approvata sarebbe prematuro.
Le opzioni del consiglio e il ruolo dei consulenti di voto
Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla SDA Bocconi interpellato nella ricostruzione, ritiene limitato lo spazio per un’alternativa strategica senza un nuovo alleato. Tra le possibilità che prospetta ci sono una revisione delle proposte o un rinvio delle decisioni assembleari. Sono valutazioni, non deliberazioni di MPS.
La stessa fonte segnala l’attesa dei pareri dei proxy advisor all’inizio della settimana. Questi consulenti formulano raccomandazioni per gli investitori istituzionali: non votano al loro posto. L’attesa di un parere non equivale dunque né a un sostegno già acquisito né a una bocciatura.
Le tre quote sommano il 32,55%, non più di un terzo
Il resoconto attribuisce a Delfin il 17,6% del capitale, a Caltagirone circa il 13,5% e a Edizione l’1,45%, indicando la loro disponibilità ad aderire all’offerta di Intesa. Il calcolo sulle percentuali riportate dà 32,55%: circa 0,78 punti percentuali meno di un terzo. Da queste sole cifre non si può dedurre automaticamente l’esistenza di una minoranza di blocco superiore a tale soglia.
Inoltre, aderire a un’offerta e votare una delibera sono passaggi diversi. Per valutare gli equilibri serviranno le posizioni effettive, la partecipazione all’assemblea e la base di calcolo applicabile alle singole proposte. Le quote rendono evidente il peso dei grandi soci, ma non certificano da sole l’esito del voto.
Intesa ha legato l’offerta alle decisioni del 29 ottobre
Il comunicato di Intesa Sanpaolo del 3 ottobre aggiunge un elemento concreto agli scenari: la banca dichiara che, se MPS approverà una o entrambe le offerte su Banco BPM e Banca Generali, i relativi aumenti di capitale oppure la riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria, farà valere il mancato avveramento delle condizioni dell’Opas, senza rinunciarvi. In quel caso, secondo quanto comunicato dall’offerente, l’operazione diventerebbe inefficace.
Nello stesso documento Intesa annuncia un aumento di 25 centesimi per azione MPS della componente in contanti. La posizione sull’eventuale mancata approvazione della fusione MPS–Mediobanca è distinta: per quella specifica condizione Intesa dichiara la disponibilità alla rinuncia.
Per gli azionisti, quindi, il punto da seguire è come le decisioni del Monte interagiscano con le condizioni delle offerte concorrenti. Una modifica del piano, un rinvio o una conferma avrebbero conseguenze diverse. Prima dei comunicati successivi al consiglio e dei documenti di voto aggiornati, attribuire a Lovaglio una scelta definitiva significherebbe trasformare uno scenario in un fatto.







