Intesa Sanpaolo ha accettato di cedere più filiali e attività a BPER per cercare di superare le obiezioni dell’Antitrust nell’ambito dell’operazione di acquisizione di UBI Banca. Nella giornata di ieri, la banca torinese e l’istituto modenese hanno dichiarato di aver concordato la cessione di 532 filiali. Pertanto, se l’Ops verrà infine approvata, Bper acquisterà circa 100 filiali in più da Intesa, rispetto all’accordo iniziale. Il nuovo piano di acquisizione dovrebbe soddisfare le condizioni poste dall’authority. Se arrivasse l’ok di Consob, chi desidera investire su Azioni Intesa Sanpaolo può aspettarsi un’impennata del Titolo. La decisione definitiva è attesa entro Luglio.

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Quotazione Intesa Sanpaolo e BPER in tempo reale

Per i traders che scelgono di fare trading online in questo momento, il comparto bancario riserva certamente buone opportunità di mercato.

Dopo il documento integrativo all’Ops di febbraio presentato da Intesa, il titolo dell’istituto torinese ha ripreso a salire in Borsa. La banca ha chiuso la seduta di ieri in rialzo dello 0,28%, a quota 1,6266.

BPER fa ancora meglio e inizia la settimana facendo registrare un +0,92%, a quota 2,300.

I due istituti sono sotto i riflettori a Piazza Affari. Per Intesa, si registra un volume di azioni trattate pari a circa 142 milioni. Un dato in ribasso rispetto alla media dell’ultimo mese di oltre 170 milioni di azioni. Per BPER, invece, il dato è in linea (5,8 milioni di azioni scambiate per una media di 5,9 negli ultimi 30 giorni).

In attesa delle novità sull’Ops per UBI, gli analisti invitano alla cautela. Se l’operazione non dovesse essere approvata, Intesa potrebbe risentirne in modo significativo. La banca modenese, al contrario, potrebbe risentirne anche in caso di approvazione. Diversi esperti finanziari ritengono infatti che la gestione delle eventuali 532 filiali UBI possa gravare sulle casse dell’istituto.

I dati del 6° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa di Intesa Sanpaolo

La banca guidata da Carlo Messina, in collaborazione con Assobiotec e Cluster Spring, ha redatto il sesto rapporto sulla Bioeconomia in Europa.

Stando ai dati riportati nel rapporto, l’indice produttivo nel settore della bioeconomia è cresciuto di oltre 7 miliardi di euro, negli ultimi tre anni. Oltre la metà del valore di questa crescita è da attribuire al settore agro-alimentare.

La pandemia di Covid-19 ha evidenziato una sempre maggiore necessità di ripensare l’economia in chiave green.

Nel rapporto si rileva che l’Italia contribuisca per il 12% alla produzione nel settore bio europeo (9% per quanto riguarda l’occupazione). Ciò significa il terzo posto in assoluto, dopo Germania e Francia. Ben 6 regioni italiane (su una classifica di 15) sono nel ranking del valore aggiunto europeo per il settore agricolo.

Secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo, le aziende più attive nell’ambito bio crescono di più. Una statistica molto interessante per capire le tendenze economiche del futuro e come le aziende possono anticipare il cambiamento, ottenendone un profitto comprovato.

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