Intesa Sanpaolo ha annunciato un aumento da 1 a 1,25 euro della componente in contanti dell’OPAS su Monte dei Paschi di Siena, subordinato alla prosecuzione dell’offerta. Restano previste 1,6 azioni Intesa per ogni azione MPS. Il rilancio economico convive quindi con un passaggio ancora decisivo: le deliberazioni dell’assemblea MPS del 29 ottobre sulle operazioni con Banco BPM e Banca Generali.
Il contante cresce del 25%, ma non tutta l’offerta
Nel comunicato ufficiale di Intesa Sanpaolo, l’incremento è pari a 25 centesimi per azione MPS. Rispetto alla precedente quota cash di 1 euro, equivale a un aumento del 25%. Questa percentuale riguarda soltanto il contante: non rappresenta un aumento del 25% del valore complessivo, che comprende anche azioni dell’offerente.
Il documento considera uno scenario di adesione integrale su 3.037.397.735 azioni MPS. Moltiplicando questo numero per l’incremento di 0,25 euro, l’esborso aggiuntivo risulta di circa 759,3 milioni di euro. È un calcolo redazionale nello scenario massimo, non il pagamento già effettuato agli azionisti.
Il rilancio cash, da solo, non modifica il numero massimo di nuove azioni Intesa previsto nell’offerta. La distinzione conta per gli azionisti dell’offerente: maggiore esborso monetario e maggiore diluizione sono effetti differenti.
Il voto MPS può rendere inefficace l’OPAS
Intesa dichiara che non rinuncerà alle condizioni pertinenti qualora l’assemblea approvi una o più deliberazioni relative alle OPS su Banco BPM e Banca Generali, ai connessi aumenti di capitale o alla riduzione volontaria del capitale funzionale a una distribuzione straordinaria. In tale scenario invocherebbe il mancato avveramento delle condizioni, con definitiva inefficacia dell’OPAS.
Il rilancio non elimina quindi il rischio che l’offerta non prosegua. Per chi detiene MPS, la componente cash più alta resta una possibilità subordinata alle condizioni dell’operazione, non un importo acquisito in ogni esito assembleare.
Il comunicato distingue altre deliberazioni, per le quali Intesa si riserva la scelta tra invocare il mancato avveramento e rinunciare alle condizioni. Se invece non fosse approvata la fusione di MPS con Mediobanca, Intesa dichiara la rinuncia alla condizione corrispondente: quel solo esito non farebbe decadere l’offerta.
Il premio usa un prezzo di giugno
Il valore di riferimento indicato è 10,341 euro per azione MPS, ottenuto sommando 1,25 euro e 1,6 azioni Intesa valutate a 5,682 euro, prezzo del 5 giugno 2026. Il premio del 15,3% è calcolato rispetto agli 8,970 euro di MPS nella stessa data.
Questi importi non sono quotazioni aggiornate al 3 ottobre. La componente azionaria varia con il prezzo Intesa: il valore di riferimento serve a descrivere il confronto scelto dall’offerente, senza fissare il valore futuro ricevuto dagli aderenti.
Anche il dividendo richiede un aggiustamento
Se l’acconto sul dividendo Intesa 2026 fosse staccato prima del pagamento dell’offerta, il rapporto di scambio sarebbe aumentato per compensarne l’effetto. Il consiglio chiamato a deliberare sull’acconto è previsto per il 30 ottobre: il comunicato non equivale a un dividendo già deliberato.
La lettura redazionale è dunque duplice: il rilancio rende più elevata la quota monetaria, mentre voto assembleare, condizioni e valore delle azioni restano determinanti per l’esito economico effettivo.







