La forza degli utili può sostenere l’S&P 500 anche quando i rendimenti obbligazionari esercitano pressione sulle valutazioni. È la lettura di HSBC Asset Management nel rapporto Investment Weekly del 9 ottobre 2026: i fondamentali aziendali restano, per ora, sufficientemente solidi da aiutare le azioni a superare un contesto difficile. Una valutazione condizionata alla tenuta dei profitti, non una garanzia di rialzo dell’indice.
Il sostegno arriva dalle aspettative sui profitti
HSBC riporta stime di consenso per il 2026 pari al 36% di crescita degli utili a livello globale e al 34% negli Stati Uniti, circa tre-quattro volte la media di lungo periodo. Sono previsioni, non risultati già conseguiti; il dato statunitense non va automaticamente interpretato come una misura degli utili dell’S&P 500.
Il gestore segnala però che la crescita potrebbe raffreddarsi nel 2027 e che i profitti sono concentrati soprattutto nella tecnologia e nelle materie prime. Una maggiore diffusione della crescita tra i settori diventerebbe quindi importante. Anche una delusione sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale potrebbe portare a revisioni al ribasso delle aspettative.
Perché rendimenti più alti pesano sulle azioni
Un’obbligazione che offre un rendimento maggiore rende più esigente il confronto con un investimento azionario. Per giustificare lo stesso prezzo, un’azione deve offrire prospettive di utili più convincenti. Inoltre, quando aumenta il tasso usato per riportare al presente i profitti futuri, il loro valore attuale diminuisce: l’effetto pesa particolarmente sulle valutazioni che dipendono da risultati attesi molto lontani nel tempo.
Il punto della lettura di HSBC è dunque l’equilibrio tra due forze: utili in crescita e multipli di valutazione sotto pressione. Guardare soltanto al rendimento dei bond, oppure soltanto alle previsioni di profitto, lascia fuori metà del problema.
Un esempio: più utili non significano sempre un prezzo più alto
Un semplice calcolo redazionale chiarisce il meccanismo. Il prezzo di un’azione può essere espresso come utile per azione moltiplicato per il rapporto prezzo/utili. Supponiamo, solo a titolo illustrativo, che l’utile per azione cresca del 10% e che il multiplo scenda dell’8%: il prezzo risultante aumenta appena dell’1,2%, perché 1,10 × 0,92 = 1,012.
Se invece il multiplo perde il 10%, lo stesso aumento degli utili lascia il prezzo in calo dell’1%: 1,10 × 0,90 = 0,99. Sono scenari ipotetici, non previsioni di HSBC né obiettivi per l’indice, e non includono i dividendi.
Le prove da osservare nelle trimestrali
Per valutare la solidità di questo equilibrio conta verificare se le società confermano le aspettative sui profitti, come evolvono i margini e se la crescita si estende oltre i comparti dominanti. Superare una stima trimestrale non basta, da solo, a dimostrare una traiettoria duratura: pesano anche le indicazioni sui periodi successivi.
La tesi di HSBC resta così leggibile: gli utili possono assorbire parte della pressione dei rendimenti, ma la protezione si indebolisce se le stime vengono tagliate o se gli investitori riconoscono multipli ancora più bassi.







