Lo S&P 500 è tornato vicino alla parità nella seduta del 24 settembre 2026, dopo che indiscrezioni sui negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno aiutato Wall Street a recuperare dai minimi. Nella fotografia di mercato pubblicata da CNBC alle 14:28 di New York, le 20:28 italiane, anche il Nasdaq Composite era quasi invariato, mentre il Dow Jones perdeva 84 punti, circa lo 0,2%. A frenare il recupero restavano i rendimenti dei Treasury e il petrolio in rialzo. Si tratta di dati intraday, non della chiusura della seduta.
Treasury sopra il 5%: il costo del capitale pesa sulle azioni
Secondo la rilevazione di CNBC, il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 5,15%, vicino a livelli che non si vedevano dal luglio 2007. Il trentennale ha toccato il 5,446%, massimo dal giugno 2004. Questi valori descrivono i rendimenti delle obbligazioni sul mercato, che si muovono in senso opposto ai loro prezzi.
Per le società quotate, un aumento dei rendimenti può rendere più oneroso rifinanziare il debito. Incide anche sulle valutazioni azionarie: a parità di utili attesi, un tasso più alto usato per attualizzare i flussi futuri ne riduce il valore presente. È una ragione per cui dati economici robusti possono convivere con una Borsa esitante: sostengono le prospettive dei ricavi, ma possono prolungare un contesto di credito costoso.
La Fed ha già aumentato il tasso di riferimento nella riunione di settembre, richiamando la persistenza dell’inflazione. CNBC riporta che i futures, secondo il CME FedWatch, attribuivano a un altro rialzo in ottobre una probabilità del 66%, contro circa il 55% una settimana prima. L’aumento di questa probabilità misura un cambiamento delle attese degli operatori; non equivale a una decisione già annunciata dalla banca centrale.
Hormuz: le indiscrezioni sostengono il recupero, ma il petrolio non scende
Il miglioramento degli indici è seguito a un servizio Reuters, ripreso da CNBC, secondo cui negoziatori statunitensi e iraniani a New York stavano considerando un’intesa per ridurre gradualmente il conflitto. Lo schema discusso prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e la rimozione del blocco economico statunitense. Le informazioni provengono da fonti citate dall’agenzia: nel dossier non è documentato un accordo definitivo né il ripristino effettivo dei transiti.
Il petrolio era arretrato dai massimi di giornata, ma rimaneva in aumento di circa il 2%: Brent intorno a 105 dollari al barile e WTI vicino a 94 dollari nella sintesi di CNBC. La distinzione è decisiva. Un prezzo inferiore al massimo intraday può segnalare un allentamento della tensione, pur restando più alto rispetto alla seduta precedente.
Una normalizzazione dei traffici potrebbe ridurre parte delle pressioni energetiche su famiglie e imprese. Perché questo beneficio diventi duraturo, però, servono conferme operative sui passaggi delle navi e sulla disponibilità di greggio. Finché prevalgono le notizie sui negoziati, il mercato resta esposto a cambiamenti rapidi delle aspettative.
La parità dello S&P 500 riflette quindi l’equilibrio momentaneo tra due spinte: la speranza che il rischio energetico diminuisca e il costo del denaro che continua a salire. Per capire quale prevarrà occorrerà confrontare gli sviluppi diplomatici con il movimento effettivo del petrolio e dei Treasury. Il recupero dai minimi, da solo, non dimostra che le pressioni su inflazione e finanziamenti siano rientrate.







