L’euro affronta la pubblicazione di inflazione e crescita statunitensi con il dollaro sostenuto dalla Federal Reserve, che ha appena alzato i tassi. L’ultimo cambio di riferimento BCE, relativo al 29 settembre, è di 1,1355 dollari per euro. Il 30 settembre, alle 14:30 italiane, il Bureau of Economic Analysis diffonderà il PCE di agosto e la terza stima del PIL del secondo trimestre: due letture capaci di modificare le aspettative sui tassi USA.
PCE di agosto: il confronto parte dal 3,7% di luglio
Nell’ultima pubblicazione disponibile, l’indice dei prezzi dei consumi personali era aumentato del 3,7% rispetto a un anno prima; la componente senza alimentari ed energia segnava il 3,3%. Su base mensile entrambi erano saliti dello 0,2%. Questi sono i precedenti di luglio, non le previsioni per agosto.
Il nuovo rapporto consentirà di valutare se la pressione sui prezzi si sta attenuando e quanto dipenda dalle componenti più volatili. Un rallentamento mensile sarebbe un segnale diverso da una semplice diminuzione del tasso annuo dovuta alla base di confronto. Per il cambio conta soprattutto come i risultati influenzeranno le attese sulla politica monetaria.
Il PIL dell’1,5% non descrive tutta la domanda americana
La seconda stima del PIL reale USA indicava una crescita dell’1,5% annualizzato nel secondo trimestre, contro il 2,1% nel primo. Il dato complessivo era rimasto invariato rispetto alla stima iniziale.
Il dettaglio offre però una lettura diversa: le vendite finali reali agli acquirenti privati interni, che comprendono consumi e investimenti fissi privati, crescevano del 4,2% annualizzato, riviste dal 3,9%. La domanda interna privata risultava quindi più dinamica del PIL. Importazioni e spesa pubblica contribuiscono a spiegare perché il numero complessivo non vada interpretato come una misura isolata della tenuta dei consumatori e delle imprese.
Oggi il BEA avvierà anche l’aggiornamento annuale dei conti economici, comprendente PIL e dati mensili su redditi e consumi. Occorrerà confrontare agosto con i precedenti rivisti: usare soltanto quelli pubblicati un mese fa può alterare la lettura dell’accelerazione o del rallentamento.
Fed e BCE: entrambe hanno stretto, con messaggi differenti
Il 16 settembre la Fed ha aumentato di un quarto di punto l’intervallo obiettivo dei federal funds, portandolo al 3,75–4%. Il comunicato descriveva un’inflazione ancora elevata. È una decisione già presa; ulteriori rialzi restano un’ipotesi da distinguere dai fatti.
Sul versante europeo, il 28 settembre Christine Lagarde ha ricordato il rialzo BCE di 25 punti base effettuato nello stesso mese. Ha però precisato che non emergeva ancora una trasmissione materiale dello shock energetico ai salari e che l’aumento dei tassi a lungo termine avrebbe frenato la crescita. Il suo intervento sostiene una risposta misurata, senza annunciare la decisione della prossima riunione.
La reazione di EUR/USD dipenderà dalla combinazione dei dati
Un’inflazione persistente accompagnata da domanda robusta potrebbe sostenere le aspettative di tassi USA elevati e il dollaro. Prezzi più moderati e revisioni deboli della crescita potrebbero invece ridurre tale sostegno. Sono scenari condizionati, non obiettivi di cambio. Il riferimento BCE citato è giornaliero e non costituisce una quotazione in tempo reale della seduta asiatica: non certifica da solo un nuovo minimo annuale.







