La Reserve Bank of Australia (RBA) annuncia la decisione sui tassi il 29 settembre; a seguire, Stati Uniti e area euro pubblicano dati decisivi su consumi, occupazione e inflazione. La settimana economica dal 28 settembre al 2 ottobre metterà alla prova due domande centrali per i mercati: quanto regge la domanda americana e quanto persistono le pressioni sui prezzi. Il calendario include anche il PIL mensile canadese e gli indici PMI cinesi. Per valute e obbligazioni conterà soprattutto la distanza fra i numeri pubblicati e le attese, oltre alle eventuali revisioni dei dati precedenti.
Martedì: la RBA decide sui tassi, il Canada misura la crescita
La RBA annuncerà la decisione martedì 29 settembre. Il tasso di riferimento è al 4,35% dopo la pausa di agosto. La nota economica segnalata da FXStreet prevede un rialzo di 25 punti base, al 4,60%, e considera quel livello il possibile punto di arrivo del ciclo restrittivo. È una previsione, non una decisione della banca centrale. Il comunicato della RBA sarà decisivo per capire se il Consiglio giudica ancora troppo elevato il rischio che l’inflazione resti persistente. Un esito o un linguaggio più restrittivo delle attese potrebbe sostenere AUD/USD; l’effetto dipenderà anche dall’andamento generale del dollaro USA.
Sempre il 29 settembre, Statistics Canada pubblicherà il PIL per settore di luglio. La stessa nota ipotizza un dato sostanzialmente invariato: indicherebbe un’economia in rallentamento, senza dimostrare da solo una contrazione duratura. Il confronto con le letture precedenti e con le revisioni sarà più utile del singolo mese anche per valutare la reazione di USD/CAD.
Mercoledì e venerdì: consumi, PCE e occupazione USA
Il 30 settembre il Bureau of Economic Analysis diffonderà redditi e spese personali di agosto insieme agli indici dei prezzi PCE. La nota ripresa da FXStreet stima una crescita mensile della spesa dello 0,8% e del reddito dello 0,5%. A luglio, i dati pubblicati indicavano rispettivamente +0,2% e +0,4%: se confermato, il rimbalzo della spesa segnalerebbe una domanda più solida. Occorrerà però distinguere la crescita della spesa in dollari correnti da quella reale, al netto dell’inflazione. Lo stesso giorno è prevista la terza stima del PIL statunitense del secondo trimestre.
Venerdì 2 ottobre arriverà il rapporto sull’occupazione USA di settembre. La previsione riportata dalla nota è di 90.000 nuovi posti e disoccupazione stabile al 4,1%. Il riferimento ufficiale di agosto è di 162.000 posti e un tasso del 4,1%. Un rallentamento delle assunzioni, da solo, non equivale a un indebolimento generalizzato: salari, ore lavorate e revisioni dei mesi precedenti contribuiranno a definire il quadro. Per Treasury e dollaro il punto sarà capire se il mercato del lavoro resta abbastanza forte da sostenere la domanda mentre l’inflazione rallenta.
Europa e Cina completano il quadro
Eurostat pubblicherà il 2 ottobre la stima preliminare dell’inflazione di settembre nell’area euro. Ad agosto il tasso annuo definitivo era al 3,2%, contro il 2,9% di luglio. La nota di analisi ipotizza un nuovo aumento: sarebbe un elemento da considerare per le prossime decisioni della BCE e per EUR/USD, ma non implica automaticamente un altro rialzo dei tassi. In Cina, i PMI di settembre offriranno un controllo sul ritmo dell’attività: ad agosto il manifatturiero era a 49,8 e il non manifatturiero a 49,0, entrambi sotto la soglia di 50 che separa espansione e contrazione nell’indicatore. Un miglioramento della produzione accompagnato da servizi deboli darebbe un segnale misto, non una ripresa uniforme.







