Il dollaro statunitense ha guadagnato terreno per la terza seduta consecutiva mercoledì 23 settembre, portando l’indice DXY sopra quota 101, ai livelli più alti da circa due mesi. Secondo il riepilogo di FXStreet, dati statunitensi solidi, dichiarazioni restrittive di esponenti della Federal Reserve e rendimenti dei Treasury in rialzo hanno sostenuto il biglietto verde. Per il dollaro australiano, già debole contro quello USA, il prossimo passaggio è il rapporto sull’occupazione di agosto, atteso giovedì 24 settembre: al momento della pubblicazione della fonte il dato non era ancora disponibile.
AUD/USD: perché conta il rapporto sul lavoro
AUD/USD è sceso nell’area bassa di 0,70 prima di tentare un recupero limitato, riporta FXStreet. Il cambio era in calo da tre sedute e si avviava a chiudere la terza settimana consecutiva in negativo. Il rapporto australiano sull’occupazione di agosto offrirà un’indicazione sulla tenuta del mercato del lavoro, un elemento che può influenzare le attese sui prossimi passi della Reserve Bank of Australia.
Un dato più robusto delle attese potrebbe sostenere l’AUD, se gli operatori rivedessero le aspettative sui tassi australiani; un risultato debole potrebbe accentuare la pressione sul cambio. Si tratta di scenari, non di un esito già acquisito. Per valutarne la portata occorrerà confrontare occupati, disoccupazione e partecipazione con le stime e con i mesi precedenti. La fonte non riporta in questo riepilogo le previsioni di consenso né i valori precedenti: non è quindi possibile quantificare in anticipo la sorpresa statistica.
Il dollaro USA detta il ritmo alle altre valute
La forza del dollaro non riguarda soltanto l’Australia. Nel riepilogo di mercoledì EUR/USD è sceso verso 1,1370, vicino ai minimi dell’anno, mentre GBP/USD ha toccato l’area di 1,3230, prossima ai minimi di tre mesi. USD/JPY ha superato 158 e si è avvicinato alla propria media mobile a 200 giorni. Sono livelli riferiti alla seduta descritta dalla fonte, non quotazioni in tempo reale.
Per giovedì, negli Stati Uniti sono attese le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione, le vendite di nuove abitazioni, i permessi edilizi e il conto corrente del secondo trimestre. Sono inoltre previsti interventi di esponenti della Fed. Dati e commenti possono incidere sui rendimenti dei Treasury e, attraverso il differenziale dei tassi attesi, sui cambi. In Germania è previsto l’indice Ifo sul clima delle imprese, un altro riferimento per EUR/USD.
Cosa seguire nella prossima seduta
Il primo confronto è tra il rapporto australiano e le aspettative di mercato: conta non solo il numero di nuovi occupati, ma anche se una variazione del tasso di disoccupazione deriva da più posti di lavoro o da un cambiamento della partecipazione. Il secondo è la risposta del dollaro USA ai dati e agli interventi Fed. Un rapporto australiano forte potrebbe avere un effetto limitato su AUD/USD se nello stesso tempo i rendimenti statunitensi continuassero a salire. Viceversa, un dollaro meno sostenuto potrebbe amplificare la reazione dell’AUD.
Il movimento di mercoledì fotografa quindi un dollaro dominante prima di un dato australiano ancora da conoscere. La direzione successiva del cambio richiederà la pubblicazione dei numeri e una verifica della reazione dei prezzi: la sola agenda economica non permette di anticiparla con certezza.







