Marc van der Chijs, cofondatore di Hut 8, ha espresso timori sui rischi che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe creare per banche e infrastrutture essenziali. In un’intervista a CoinDesk, l’imprenditore ha sostenuto che la competizione tra aziende e Stati rende difficile rallentare la corsa tecnologica e mantenerne il controllo.
Il timore riguarda software bancari e servizi essenziali
Secondo van der Chijs, strumenti di IA sempre più capaci potrebbero individuare debolezze nei vecchi sistemi informatici delle banche. La preoccupazione riguarda anche la fiducia negli istituti e le conseguenze di problemi che attraversino reti di servizi interconnessi.
Si tratta della valutazione dell’intervistato. Il suo intervento non documenta un attacco in corso, né dimostra che una crisi bancaria provocata dall’IA sia imminente. La distinzione è necessaria per leggere un avvertimento dai toni forti senza trasformarlo in una notizia su danni già avvenuti.
I rischi sistemici individuati dal Financial Stability Board
Il tema è presente anche nel lavoro delle autorità finanziarie. Nel rapporto del novembre 2024, il Financial Stability Board ha indicato diverse vulnerabilità che l’impiego dell’IA può amplificare: dipendenza da fornitori esterni, concentrazione dei servizi, correlazioni tra mercati, rischi informatici e problemi nella qualità dei dati e nella gestione dei modelli.
Un rischio diventa sistemico quando può coinvolgere più operatori e compromettere il funzionamento del sistema nel suo insieme. Per esempio, se molti intermediari utilizzano lo stesso fornitore tecnologico, un’interruzione del servizio può raggiungere contemporaneamente più istituti. Questo meccanismo spiega perché la concentrazione meriti attenzione anche quando ogni singola banca dispone di controlli interni.
Il rapporto FSB dell’ottobre 2025 approfondisce il monitoraggio dell’adozione dell’IA e delle vulnerabilità connesse. La prospettiva delle autorità consiste nell’individuare le esposizioni e migliorare gli strumenti di sorveglianza. Questi documenti non costituiscono una conferma delle previsioni più drastiche dell’imprenditore.
Dall’investimento in bitcoin alla crescita dell’IA
Van der Chijs ha raccontato a CoinDesk di aver destinato all’IA una parte rilevante del capitale precedentemente investito in bitcoin e di reinvestire ora una quota dei profitti nel settore crypto. Continua quindi a vedere opportunità economiche nella tecnologia di cui critica la velocità di sviluppo.
Per l’ecosistema bitcoin, distingue inoltre la rete dagli exchange e dalle imprese che vi costruiscono servizi: a suo giudizio, questi ultimi presentano maggiori vulnerabilità. È una distinzione tra livelli diversi dell’infrastruttura, non una garanzia di sicurezza per chi detiene criptovalute.
Resilienza operativa e rendimenti sono questioni diverse
Le scelte di portafoglio raccontate da un imprenditore non misurano la probabilità di un incidente informatico. Allo stesso modo, la possibilità di guadagni legati all’IA non elimina i rischi operativi associati alla sua diffusione.
La lettura dell’intervista suggerisce quindi di tenere separati due piani: le aspettative personali sugli investimenti e la capacità dei servizi finanziari di continuare a funzionare quando un sistema tecnologico incontra difficoltà.
Per valutare la solidità di un intermediario sono più utili informazioni concrete sui fornitori da cui dipende, sui controlli dei modelli e sulle procedure di continuità del servizio. L’allarme di van der Chijs richiama l’attenzione sul problema; le fonti esaminate non consentono di assegnargli una probabilità né una data.







