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Banche USA, utili solidi e carte sotto osservazione: cosa dicono i conti sui consumatori

I risultati di JPMorgan mostrano una spesa ancora in crescita e perdite sulle carte inferiori rispetto a un anno fa. Ma i primi ritardi di pagamento risalgono sul trimestre: per capire la salute delle famiglie bisogna guardare oltre gli utili delle banche.
Carta di credito, scontrino e bilancio familiare accanto a una borsa della spesa, con una banca sullo sfondo.
In sintesi
  • JPMorgan chiude il terzo trimestre con 15,3 miliardi di dollari di utile netto, in crescita del 6% annuo.
  • I ritardi di almeno 30 giorni sulle carte salgono all’1,97% sul trimestre, ma restano inferiori a un anno fa.
  • Spesa nominale, accantonamenti e perdite effettive misurano fenomeni diversi: una banca non rappresenta tutte le famiglie USA.

Una banca può registrare profitti elevati anche quando una parte dei suoi clienti fatica a pagare le rate. È questa la distinzione da cui partire per leggere i bilanci americani: la redditività degli intermediari e la salute finanziaria dei consumatori sono collegate, ma non coincidono.

I conti del terzo trimestre 2026 di JPMorgan Chase, pubblicati il 13 ottobre, offrono un primo osservatorio concreto. Il quadro suggerisce una tenuta dei consumi, accompagnata da segnali sul credito che richiedono una lettura più attenta. Non basta, però, il bilancio di una singola banca per descrivere tutte le famiglie statunitensi.

Utili in crescita: perché non sono una misura del benessere delle famiglie

JPMorgan ha chiuso il trimestre con un utile netto di 15,3 miliardi di dollari, in aumento del 6% annuo. Tra i motori del risultato figura anche l’attività sui mercati: i ricavi dell’azionario sono cresciuti del 49%.

Sono numeri importanti per valutare la banca, ma non misurano direttamente la capacità delle famiglie di sostenere affitti, mutui e acquisti quotidiani.

Più indicativo è il segmento Consumer & Community Banking. Qui gli accantonamenti per perdite su crediti sono scesi a 2,026 miliardi, da 2,538 miliardi un anno prima. Le perdite nette effettive sono invece rimaste pressoché stabili: 1,976 miliardi contro 1,963 miliardi. È diminuito soprattutto l’incremento delle riserve, passato da 575 a 50 milioni.

Il calo degli accantonamenti, quindi, non equivale a una diminuzione altrettanto marcata delle insolvenze già materializzate. Il confronto è documentato nei risultati trimestrali di JPMorgan Chase.

Carte di credito: miglioramento annuo, piccolo rialzo dei primi ritardi

Il dettaglio sulle carte restituisce un quadro meno uniforme di quello suggerito dagli utili.

Indicatore JPMorgan Card Services Terzo trimestre 2025 Secondo trimestre 2026 Terzo trimestre 2026
Crediti con almeno 30 giorni di ritardo 2,14% 1,91% 1,97%
Crediti con almeno 90 giorni di ritardo 1,07% 1,00% 0,96%
Tasso annualizzato delle perdite nette su crediti 3,15% 3,34% 2,91%

I ritardi iniziali sono aumentati di 6 punti base sul trimestre, pur restando inferiori di 17 punti base rispetto a un anno prima. I ritardi più gravi e il tasso delle perdite nette sono invece diminuiti in entrambi i confronti.

Non emerge dunque un deterioramento generalizzato. L’aumento dei primi arretrati merita attenzione, ma un singolo trimestre non dimostra l’inizio di una nuova tendenza.

Intanto, il volume degli acquisti con carte di debito e credito è salito a 539,5 miliardi di dollari, da 492,3 miliardi un anno prima, circa il 10% in più. I dati sono riportati nel supplemento finanziario di JPMorgan Chase.

Spendere di più non significa necessariamente stare meglio

Il volume delle transazioni è espresso in dollari correnti: una crescita della spesa può riflettere prezzi più elevati, oltre a maggiori quantità acquistate. Può inoltre risentire dell’acquisizione di nuovi clienti o del maggiore utilizzo delle carte al posto di altri strumenti di pagamento.

Anche l’aumento dei prestiti sulle carte richiede cautela. Il cliente che salda ogni mese e quello che trascina un debito pagando interessi rappresentano situazioni economiche molto diverse.

Per misurare la pressione sui bilanci familiari servirebbero quindi informazioni sulla distribuzione del debito, sui redditi e sulla capacità di rimborso. Un dato aggregato positivo può convivere con difficoltà concentrate tra le famiglie più fragili.

La distinzione della Fed di New York: ritardi accumulati e nuovi ritardi

Una ricerca pubblicata l’11 agosto dalla Federal Reserve Bank di New York chiarisce un problema metodologico: lo stock dei debiti in ritardo e il flusso dei nuovi ritardi possono raccontare storie differenti.

I ricercatori spiegano che alcuni debiti già cancellati contabilmente dalle banche possono restare nelle segnalazioni creditizie dei consumatori. La banca registra la perdita, ma ciò non significa necessariamente che il debitore sia liberato dall’obbligo.

Questo contribuisce a spiegare perché alcune misure aggregate del credito problematico possano apparire peggiori di quelle bancarie. Nell’analisi di agosto, i nuovi ingressi in arretrato risultavano elevati ma sostanzialmente stabili dal 2024.

È una chiave di lettura, non un aggiornamento nazionale riferito al terzo trimestre: date, campioni e definizioni non sono intercambiabili. La metodologia è illustrata nella ricerca della Federal Reserve Bank di New York.

Cosa osservare nei prossimi bilanci

Tre verifiche aiuteranno a distinguere una normale oscillazione da un peggioramento più significativo:

  • Persistenza dei ritardi iniziali: un aumento ripetuto conta più di un singolo movimento trimestrale.
  • Passaggio agli arretrati gravi: occorre capire se le difficoltà temporanee si trasformano in mancati pagamenti prolungati.
  • Diffusione tra intermediari: segnali simili presso più banche renderebbero meno probabile una spiegazione legata alla sola composizione della clientela.

Lo scenario più favorevole sarebbe una spesa sostenuta accompagnata da ritardi stabili e perdite contenute. Quello più problematico combinerebbe un rallentamento degli acquisti con un aumento persistente degli arretrati e degli accantonamenti.

Per ora, i conti di JPMorgan indicano tenuta, non assenza di vulnerabilità. La domanda decisiva non è soltanto quanto spendano gli americani, ma quanto quella spesa rimanga compatibile con redditi e capacità di rimborso.

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