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Bank of America, utile trimestrale in calo del 17%: pesa la sanzione da 1,2 miliardi

Ricavi a 30 miliardi e margine d’interesse in crescita. L’onere regolamentare riduce l’utile per azione di 17 centesimi; trading e investment banking arretrano.
Modello di una banca accanto a un registro contabile, sigillo rosso e lente d’ingrandimento
In sintesi
  • Utile netto di 6,93 miliardi di dollari, contro 8,33 miliardi un anno prima: calo del 16,8%.
  • Escludendo l’onere, utile rettificato di circa 8,1 miliardi ed EPS di 1,08 dollari.
  • I 750 milioni della sanzione OCC sono compensati nell’accordo FinCEN da 1,2 miliardi e non vanno sommati due volte.

Bank of America chiude il terzo trimestre 2026 con un utile netto di 6,933 miliardi di dollari, contro 8,332 miliardi un anno prima. Il calo, pari al 16,8% secondo un calcolo redazionale sui valori pubblicati, risente soprattutto dell’onere da 1,2 miliardi legato agli accordi regolamentari annunciati il 13 ottobre.

Il comunicato trimestrale ufficiale indica un utile diluito per azione di 0,91 dollari, rispetto a 1,04 dollari nel terzo trimestre 2025. La sanzione riduce l’EPS di circa 17 centesimi ed è contabilizzata come spesa non deducibile fiscalmente.

La multa spiega gran parte del calo, ma non tutto

Escludendo l’onere, la banca presenta un utile netto rettificato di circa 8,1 miliardi e un EPS rettificato di 1,08 dollari. Sono misure non-GAAP: integrano il risultato contabile ufficiale e non lo sostituiscono.

Il confronto merita attenzione. Sommando l’onere di 1,2 miliardi al risultato netto preciso si ottengono 8,133 miliardi, circa il 2,4% sotto gli 8,332 miliardi di un anno prima. La sanzione rappresenta quindi circa l’86% della riduzione annuale dell’utile di 1,399 miliardi, sulla base dei valori del comunicato.

L’EPS rettificato cresce invece rispetto a 1,04 dollari: utile totale e utile per azione possono muoversi in direzioni differenti. Il numero medio di azioni diluite passa da 7,627 a 7,222 miliardi, in calo di circa il 5,3%. Il denominatore più basso sostiene il dato per azione, pur con un utile complessivo rettificato leggermente inferiore.

Ricavi in crescita, costi ancora sotto osservazione

I ricavi, al netto degli interessi passivi, salgono a 29,958 miliardi, da 29,040 miliardi: circa il 3% in più. Il margine d’interesse raggiunge 16,449 miliardi, in aumento dell’8%, sostenuto dalla crescita dei prestiti e dei depositi e dal riprezzamento delle attività a tasso fisso.

Le spese non legate agli interessi sono pari a 19,722 miliardi, contro 17,337 miliardi. Sottraendo l’onere regolamentare restano 18,522 miliardi, ancora circa il 6,8% sopra il 2025. La pressione sui costi non scompare quindi eliminando la sanzione.

Il rapporto costi/ricavi è al 66% nel dato ufficiale e al 62% nel dato rettificato, rispetto al 60% un anno prima. Un valore maggiore indica che una quota più ampia dei ricavi viene assorbita dalle spese operative.

Trading e commissioni d’investment banking arretrano

Il risultato industriale è disomogeneo. I ricavi da vendite e negoziazione scendono del 5% a circa 5,1 miliardi. Nel comparto obbligazioni, valute e materie prime il calo è del 17%, mentre l’azionario cresce dell’11%. Le commissioni d’investment banking del gruppo, escluse le operazioni autogestite, diminuiscono dell’11% a 1,8 miliardi.

La gestione patrimoniale beneficia invece dell’aumento delle commissioni. Sul credito, gli accantonamenti per perdite sono pari a 1,269 miliardi, da 1,295 miliardi un anno prima; le perdite nette effettive sui prestiti scendono a 1,349 miliardi, da 1,367 miliardi. Il calo dell’utile non coincide dunque con un peggioramento di questi due indicatori di rischio creditizio.

Come si compongono le sanzioni del Tesoro

Il comunicato del Tesoro USA annuncia provvedimenti per oltre 1,21 miliardi: FinCEN impone 1,2 miliardi, l’OCC 750 milioni e OFAC conclude un accordo separato da 11,6 milioni per apparenti violazioni delle sanzioni.

La somma aritmetica di tutti gli importi sarebbe però errata. A pagina 67 del Consent Order FinCEN, l’autorità riconosce a compensazione i 750 milioni pagati all’OCC: il pagamento residuo al Tesoro è di 450 milioni. Il totale dell’accordo FinCEN/OCC resta quindi 1,2 miliardi.

Secondo il Tesoro, le carenze riguardano i controlli antiriciclaggio e la segnalazione tempestiva di oltre 5 miliardi di dollari di operazioni sospette. Nell’accordo con FinCEN la banca ammette le violazioni del Bank Secrecy Act; il provvedimento impone anche verifiche indipendenti e riesami delle transazioni.

Il punto per gli investitori

L’analisi redazionale richiede due letture parallele: la sanzione è un costo effettivo per gli azionisti; i dati rettificati aiutano a valutare l’attività sottostante. Quest’ultima mostra margine d’interesse in crescita, ma commissioni più deboli e costi in aumento. La verifica dei prossimi trimestri riguarderà la capacità di trasformare la crescita dei ricavi in redditività e l’esecuzione degli interventi di conformità.

Andamento recente di Bank of America

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