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Trattamento integrativo ottobre 2026: a chi spetta l’ex bonus Renzi e come verificare il pagamento

Il vecchio credito da 80 euro è stato sostituito dal trattamento integrativo. Requisiti fiscali, differenze tra stipendio e NASpI e controlli sugli accrediti di ottobre.
Illustrazione di una busta paga con calcolatrice e monete in euro su una scrivania
In sintesi
  • Il trattamento integrativo ha sostituito il bonus Renzi da 80 euro: le due misure non si sommano.
  • Il diritto dipende dai requisiti fiscali; ricevere la NASpI non basta da solo.
  • Per ottobre non è verificata una data unica di accredito: controllare cedolino e pagamenti INPS.

Il trattamento integrativo, comunemente chiamato ex bonus Renzi, può essere riconosciuto anche a ottobre 2026 ai lavoratori dipendenti e ai beneficiari NASpI che rispettano i requisiti fiscali. Il nome con cui viene cercato, però, riunisce due misure che si sono succedute nel tempo.

Il bonus Renzi originario era il credito da 80 euro mensili; dal luglio 2020 è stato sostituito dal trattamento integrativo. Non si tratta di due bonus da sommare. Il passaggio è documentato nella circolare INPS 96/2020, da leggere tenendo conto delle successive modifiche ai requisiti reddituali.

A chi spetta il trattamento integrativo

Il riferimento è l’articolo 1 del decreto-legge 3/2020, nel testo vigente. Fino a 15.000 euro di reddito complessivo, l’imposta lorda sui redditi ammessi deve superare la detrazione per lavoro dipendente, diminuita di 75 euro rapportati al periodo lavorato.

Tra 15.000 e 28.000 euro, il diritto dipende dal fatto che le detrazioni specificamente elencate dalla legge superino l’imposta lorda. L’importo è pari alla differenza, entro il limite previsto. Per alcune detrazioni contano soltanto mutui contratti o spese sostenute entro il 31 dicembre 2021: non basta sommare tutte le spese detraibili.

Oltre 28.000 euro il trattamento non spetta. Si considera il reddito fiscale individuale, non l’ISEE familiare.

Quanto vale: perché 100 euro non sono una rata garantita

Il massimo è 1.200 euro annui, rapportato al periodo spettante. I circa 100 euro al mese rappresentano il massimo annuale diviso per dodici, non un accredito garantito. Il sostituto d’imposta verifica il diritto al conguaglio e recupera le somme non spettanti.

Ottobre 2026: busta paga e NASpI seguono percorsi diversi

Per i dipendenti il riconoscimento passa dal datore di lavoro: il controllo parte dal cedolino. Per la NASpI interviene l’INPS, che include questa indennità tra le prestazioni per le quali il beneficio viene calcolato utilizzando un reddito previsionale.

Il riconoscimento avviene automaticamente quando ricorrono le condizioni; il beneficiario deve comunicare al sostituto d’imposta l’assenza o la perdita dei requisiti. Percepire la NASpI, da solo, non garantisce quindi il trattamento integrativo.

Nelle fonti ufficiali consultate non risulta un calendario unico degli accrediti di ottobre 2026. Una data riferita a un singolo beneficiario non dimostra che il pagamento sia previsto nello stesso giorno per tutti.

Come controllare il pagamento INPS

Il Fascicolo previdenziale del cittadino consente di consultare informazioni sui pagamenti e certificazioni reddituali. Dopo l’accesso, occorre controllare descrizione della prestazione, importo, periodo di riferimento ed eventuale disposizione disponibile.

Se la voce attesa manca, è utile chiedere chiarimenti sul riconoscimento e sul periodo interessato. La sola assenza dell’accredito sul conto non permette di stabilire se si tratti di un ritardo, di una verifica fiscale o di una diversa situazione amministrativa.

Il controllo utile prima della fine dell’anno

Per chi ha cambiato lavoro o alternato stipendio e NASpI, il passaggio più utile è ricostruire l’intero anno, raccogliendo cedolini e documentazione disponibile. La domanda pratica è se il reddito stimato da ciascun erogatore coincida con quello complessivamente percepito.

Questo confronto aiuta a individuare possibili differenze prima del conguaglio. Aspettare soltanto il pagamento di ottobre, senza verificare la situazione annuale, lascia irrisolto il punto decisivo: quanto del beneficio ricevuto risulterà effettivamente spettante.

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