Il patrimonio accumulato dagli americani più anziani può aiutare a spiegare perché la spesa delle famiglie resista anche quando altre fasce faticano. Due serie di dati offrono indizi complementari: la ricchezza degli over 75 è cresciuta, mentre aumenta il trasferimento di denaro dagli investimenti ai conti correnti. Il collegamento è plausibile, ma non equivale a una prova che gli anziani siano la causa della tenuta dei consumi.
La distanza patrimoniale tra generazioni
La Survey of Consumer Finances 2025 della Federal Reserve registra per le famiglie con persona di riferimento di almeno 75 anni un patrimonio netto mediano di 504.900 dollari, contro 367.300 nel 2022: un aumento del 37% in termini reali. Per gli under 35 scende invece da 42.700 a 33.000 dollari, il 23% in meno. Gli importi sono espressi in dollari del 2025 e includono attività finanziarie e non finanziarie, al netto dei debiti.
Il rapporto tra queste due mediane arriva così a circa 15,3 volte, secondo il nostro calcolo. Non misura la situazione di ogni famiglia, né segue necessariamente gli stessi nuclei nel tempo. Anche l’età conta: gli over 75 non coincidono con l’intera generazione dei baby boomer.
Quando gli investimenti diventano liquidità
Il rapporto del JPMorganChase Institute, basato su oltre 20 milioni di clienti con conto corrente Chase, rileva che l’8,2% era prelevatore netto dagli investimenti tra febbraio e aprile 2026, contro il 4% nello stesso periodo del 2019. Ad aprile, i flussi positivi dagli investimenti ai conti rappresentavano il 6,8% della spesa osservata, rispetto al 3,5% del 2019.
Il fenomeno è particolarmente evidente tra gli over 65 nel decimo più alto della distribuzione dei redditi: nel 2025 il 37,3% risultava prelevatore netto, contro il 24,5% del 2019. Il rapporto tra quei flussi e la spesa saliva dall’8% al 14,9%.
La misura usa movimenti bancari come indicatore della spesa e somma i flussi positivi dopo aver compensato entrate e uscite per cliente. Non è il saldo netto degli investimenti di tutti gli americani, né una misura dei consumi nei conti nazionali. Lo studio non stabilisce con precisione un rapporto causale.
Perché conta per economia e mercati
L’interpretazione economica è che una parte della domanda possa dipendere meno dallo stipendio corrente e più dalla possibilità di usare riserve accumulate. Questo aiuta a capire come consumi aggregati solidi possano convivere con difficoltà dei giovani: una media nazionale può nascondere condizioni molto diverse.
Il sostegno ha però un limite. Una casa di valore non è automaticamente denaro spendibile; un portafoglio finanziario può essere liquidato, ma risente delle oscillazioni dei mercati. Per valutare la durata di questa resilienza occorre quindi osservare insieme redditi, patrimoni e prelievi: la crescita della ricchezza, da sola, non garantisce che la spesa continuerà allo stesso ritmo.







