Deutsche Bank prevede una crescita del PIL tedesco dell’1% nel 2026, con una ripresa inizialmente graduale e un possibile rafforzamento dell’attività nel quarto trimestre. La valutazione diffusa l’8 ottobre combina segnali più favorevoli dagli ordini industriali e dalle aspettative di produzione con una cautela centrale: le tensioni geopolitiche possono incidere sui prezzi dei combustibili fossili.
Ordini e spesa pubblica sostengono lo scenario
Nella sintesi dell’analisi di Deutsche Bank Research, gli economisti Marc Schattenberg, Felicitas Henze ed Eric Heymann descrivono portafogli ordini ancora solidi in diversi comparti, pur dopo un recente indebolimento dei nuovi ordini. Il miglioramento degli indicatori di fiducia manifatturiera, soprattutto delle aspettative sulla produzione futura, suggerisce secondo loro un’ulteriore stabilizzazione.
Un secondo sostegno dovrebbe arrivare dallo stimolo fiscale, che sta progressivamente raggiungendo l’economia reale. L’accelerazione attesa tra ottobre e dicembre resta quindi una previsione della banca, non un risultato già misurato. Anche il dato dell’1% riguarda l’intero anno e non il solo ultimo trimestre.
Il rimbalzo di agosto non è uniforme
I dati provvisori di Destatis pubblicati il 7 ottobre aiutano a valutare questa lettura. Ad agosto la produzione complessiva è aumentata del 2% rispetto a luglio, al netto degli effetti stagionali e di calendario. Il precedente calo di luglio è stato rivisto al −1,2%, dal −1,1% iniziale.
Il confronto meno volatile fra giugno–agosto e i tre mesi precedenti mostra però un aumento dello 0,4%. Inoltre, il risultato mensile è stato sostenuto soprattutto dalle costruzioni, salite del 9,3%, e dai macchinari, in crescita del 5,3%. La produzione automobilistica è scesa del 5,4%; escludendo energia e costruzioni, l’aumento complessivo è stato dello 0,6%.
Questi numeri descrivono un recupero con velocità diverse: il +2% mensile, da solo, non dimostra una ripresa generalizzata del manifatturiero né può essere trasferito alla crescita del PIL, che misura l’intera economia.
Perché il rischio energetico resta rilevante
Nello stesso mese, la produzione dei comparti ad alta intensità energetica è diminuita dello 0,5%; nel confronto fra trimestri il calo è stato del 2,9%. Il divario rispetto al +0,4% della produzione totale è di 3,3 punti percentuali, un confronto redazionale fra variazioni riferite allo stesso periodo.
La debolezza di questi settori rende concreta la cautela sull’energia, senza dimostrare che il calo sia causato soltanto dai prezzi dei combustibili. La tenuta dello scenario di Deutsche Bank dipenderà dalla conversione degli ordini e della spesa pubblica in attività effettiva, mentre nuovi rincari energetici potrebbero limitarne il ritmo.







