Il deficit commerciale degli Stati Uniti è salito a 105,6 miliardi di dollari ad agosto 2026, con un aumento mensile del 13,7%. I dati diffusi il 6 ottobre da Bureau of Economic Analysis e Census Bureau mostrano importazioni in crescita più rapida delle esportazioni. Il saldo di luglio è stato rivisto a un disavanzo di 92,8 miliardi.
Le importazioni crescono più delle esportazioni
Le vendite all’estero hanno raggiunto 315,2 miliardi, in aumento dell’1,4%, mentre gli acquisti dall’estero sono saliti del 4,3% a 420,8 miliardi. In valore assoluto, l’incremento delle importazioni è stato di 17,2 miliardi, contro 4,5 miliardi per le esportazioni: il divario fra i due aumenti spiega l’ampliamento del disavanzo.
La pressione arriva dalle merci, il cui deficit raggiunge 136,6 miliardi. I servizi mantengono invece un avanzo di circa 31 miliardi, sostanzialmente stabile. Fra gli incrementi delle importazioni di beni, su base Census, figurano petrolio greggio per 3,3 miliardi, oro non monetario per 3,1 miliardi e semiconduttori per 2,4 miliardi.
Il peggioramento mensile non cancella il recupero annuo
Nei primi otto mesi del 2026 il deficit complessivo resta inferiore di 138,2 miliardi, pari al 19,9%, rispetto allo stesso periodo del 2025. Le esportazioni sono cresciute dell’11,8% e le importazioni del 4,4% su questo confronto cumulato.
Le due letture descrivono quindi periodi diversi: agosto segnala un peggioramento rispetto a luglio, mentre il totale da gennaio mostra ancora un miglioramento annuo. Anche la media mobile trimestrale si deteriora: il deficit medio sale di 9,9 miliardi a 89,9 miliardi. Questo confronto attenua le oscillazioni di un singolo mese senza eliminarne il segnale.
Perché il saldo non basta per stimare il PIL
Le cifre principali sono destagionalizzate ma non corrette per i prezzi. Per i soli beni, su base Census e a prezzi costanti del 2017, il deficit aumenta dell’8,2%, contro l’11,1% nominale sulla stessa base. Non sono percentuali direttamente confrontabili con il 13,7% del saldo complessivo di beni e servizi.
Inoltre, il BEA applica al commercio di oro non monetario un trattamento specifico nei conti nazionali: sostituisce esportazioni e importazioni con un aggiustamento basato sulla produzione interna e sull’impiego industriale. Per questo il peggioramento del saldo mensile non può essere trasferito meccanicamente in una previsione del contributo del commercio al PIL. Il prossimo rapporto, relativo a settembre, è previsto per il 4 novembre.







