Il rischio legato al debito francese resta un fattore di pressione per l’euro contro il dollaro. È la lettura di Alexander Kuptsikevich, analista di FxPro, nell’analisi del 7 ottobre pubblicata alle 13:33 italiane: alla fragilità europea si affiancano l’attrattiva degli asset statunitensi e la domanda di dollari.
La valutazione riguarda il cambio EUR/USD e non implica che un peggioramento dei conti francesi determini automaticamente un ribasso della moneta unica. Per capire il canale di trasmissione occorre distinguere le esigenze di finanziamento dello Stato dal rendimento richiesto dagli investitori.
Nel 2027 la Francia prevede 340 miliardi di emissioni nette
Secondo il quadro di finanziamento dell’Agence France Trésor, il fabbisogno previsto per il 2027 è di 339,7 miliardi di euro, 28 miliardi in più rispetto ai 311,7 miliardi del 2026 aggiornato. Il programma di emissioni a medio e lungo termine, al netto dei riacquisti, è previsto a 340 miliardi, contro 310 miliardi nel 2026.
L’aumento delle emissioni programmate è quindi di 30 miliardi, pari a circa il 9,7%. Sono grandezze previsionali del quadro di bilancio: le emissioni servono anche a rifinanziare titoli in scadenza e non coincidono con il solo nuovo deficit.
Più finanziamento non equivale a un mercato senza compratori
L’AFT indica che, a fine settembre, il programma 2026 era realizzato all’85%. Dall’inizio dell’anno la domanda alle emissioni a medio e lungo termine era stata 2,5 volte l’offerta. Questo dato descrive le aste già effettuate: non garantisce le condizioni delle prossime operazioni, ma evita di confondere un costo del finanziamento più alto con l’assenza di domanda.
Il rischio valutario si somma a quello obbligazionario
Per un investitore che misura il portafoglio in dollari e non copre il cambio, un’obbligazione denominata in euro può risentire di due movimenti: una diminuzione del prezzo del titolo e un indebolimento dell’euro. I due effetti possono sommarsi, ma restano rischi distinti.
Nella lettura di FxPro, il sostegno agli asset americani rende più difficile una ripresa dell’euro. È uno scenario interpretativo, non una previsione certa: la direzione del cambio dipenderà anche dalle prospettive relative di crescita e dalla politica monetaria sulle due sponde dell’Atlantico.







