Il rischio fiscale europeo torna a pesare sull’euro. Nella nota del 5 ottobre 2026, MUFG collega la debolezza della valuta alle tensioni sui titoli di Stato francesi e ai primi segnali di propagazione verso altri mercati obbligazionari dell’area.
Lo spread francese e il segnale che arriva dall’Italia
Nel FX Daily Snapshot di MUFG, Lee Hardman segnala che durante la notte EUR/USD ha toccato 1,1161 ed EUR/JPY 176,41, minimi da inizio anno secondo la nota. Sono quotazioni riferite a quel rilevamento, non prezzi aggiornati in tempo reale.
Il rendimento decennale francese si è avvicinato al 5% venerdì, mentre il divario con il Bund ha superato di poco 140 punti base: quasi 60 punti in più rispetto a prima dell’estate. MUFG osserva anche un ampliamento di circa 20 punti base dello spread biennale italiano rispetto alla Germania. Il rendimento biennale tedesco, invece, è sceso di quasi 30 punti base dal recente massimo di fine settembre.
Per la banca, questa divergenza aumenta il rischio di frammentazione e può ostacolare la trasmissione della politica monetaria. MUFG ritiene che condizioni finanziarie più restrittive abbiano contribuito a ridimensionare le attese di ulteriori rialzi BCE.
Perché il divario conta più del rendimento isolato
La lettura redazionale distingue due misure: il rendimento indica il costo richiesto dal mercato su un titolo; lo spread misura la differenza rispetto a un altro emittente, qui la Germania. Un ampliamento può dipendere sia dalla debolezza del titolo periferico sia dal rafforzamento del Bund. Non equivale quindi, automaticamente, a un identico aumento del costo assoluto di finanziamento.
Convertendo le unità, 140 punti base corrispondono a 1,4 punti percentuali; l’allargamento di quasi 60 punti equivale a circa 0,6 punti percentuali. Questo confronto rende visibile il cambiamento relativo rispetto al periodo precedente, senza trasformare lo spread in una probabilità di insolvenza.
Per l’euro, il problema potenziale è che lo stesso orientamento dei tassi produca condizioni di credito molto diverse tra paesi. Il rischio segnalato da MUFG riguarda dunque anche la coesione finanziaria dell’area, oltre al differenziale dei tassi con gli Stati Uniti.
Il TPI della BCE non scatta a una soglia automatica
Le regole ufficiali del Transmission Protection Instrument, approvato dalla BCE nel 2022, prevedono un possibile intervento contro dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che minaccino seriamente la trasmissione monetaria. L’attivazione dipende dalla valutazione del Consiglio direttivo e da criteri relativi, tra l’altro, a disciplina fiscale, sostenibilità del debito e politiche economiche.
Non esiste nel documento una soglia automatica di 140 punti base. Inoltre, trovarsi in una procedura per disavanzo eccessivo non comporta da solo un’esclusione: la valutazione considera anche l’effettiva azione rispetto alle raccomandazioni del Consiglio UE.
La distinzione è essenziale: le ipotesi di sostegno monetario restano scenari, non decisioni annunciate nella nota MUFG. Il contagio temuto dalla banca e l’eventuale risposta della BCE devono essere valutati separatamente; uno spread più ampio non dimostra, da solo, che l’intervento sia imminente.







