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Eni installa la piattaforma Douglas per la CO₂: la rete Liverpool Bay è al 50% dei lavori

Completata l’installazione dell’hub offshore per HyNet. La società indica il 60% della spesa del progetto nelle filiere britanniche.
Illustrazione originale di una piattaforma offshore per il trasporto della CO₂
In sintesi

Eni CCUS Holding ha completato l’installazione della piattaforma Douglas CCS nella baia di Liverpool, un passaggio del progetto britannico per trasportare e stoccare l’anidride carbonica catturata dalle industrie. L’annuncio dell’8 ottobre riguarda una tappa della costruzione: l’intera rete Liverpool Bay CCS è completata per circa il 50%, secondo la società.

Un nodo offshore per la CO₂ industriale

Il comunicato di Eni descrive Douglas come un hub destinato a ricevere la CO₂ catturata negli impianti dell’Inghilterra nord-occidentale e del Galles settentrionale. Da qui il gas sarà distribuito attraverso condotte offshore esistenti, riconvertite per raggiungere giacimenti di gas naturale esauriti e consentire lo stoccaggio permanente.

Eni presenta Douglas come la prima piattaforma offshore al mondo progettata appositamente per questa funzione nell’ambito della decarbonizzazione industriale. La struttura è stata consegnata in meno di 18 mesi dall’assegnazione del contratto, con un programma che ha integrato progettazione, approvvigionamenti, costruzione e messa a punto.

La piattaforma non cattura direttamente le emissioni delle fabbriche: serve il segmento di trasporto e stoccaggio. È questa distinzione a spiegare il suo ruolo nel cluster industriale HyNet, che richiede il collegamento fra impianti di cattura, rete di trasporto e siti di deposito.

Le dimensioni e il riuso delle infrastrutture

Le strutture superiori pesano 1.885 tonnellate, il sostegno metallico 1.755 e gli otto pali di fondazione complessivamente 730. La somma dei tre elementi indicati è di 4.370 tonnellate: un calcolo redazionale che rende concreta la scala dell’installazione.

La combinazione di nuove strutture e condotte riutilizzate consente al progetto di sfruttare gli asset offshore e la conoscenza dei giacimenti esauriti. Non equivale però a una misura dei costi risparmiati: il comunicato non quantifica questo vantaggio.

Completamento dei lavori e ricadute economiche

Circa il 60% della spesa complessiva del progetto passa attraverso filiere britanniche. La società indica oltre 2.000 posti di lavoro durante la costruzione e circa 200–300 ruoli di lungo periodo, su oltre 25 anni di attività prevista.

Eni CCUS Holding è partecipata da Eni e Global Infrastructure Partners, parte di BlackRock. Per valutare l’effetto economico della nuova piattaforma occorrerà distinguere il progresso fisico dei lavori dalla successiva operatività commerciale: l’installazione di Douglas non dimostra da sola che l’intera rete sia pronta né che siano già iniziati trasporto e stoccaggio della CO₂.

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