Il rialzo del dollaro potrebbe perdere uno dei suoi motori: le aspettative di nuove strette monetarie negli Stati Uniti. Nella nota del 5 ottobre 2026, Philip Wee di DBS ritiene che la corsa delle ultime tre settimane incontri limiti nella politica della Federal Reserve. La sua valutazione non annuncia una decisione della banca centrale né identifica un’inversione già avvenuta.
DBS distingue la stretta Fed dal rischio sul debito
Nell’analisi originale di DBS, Wee osserva che alcuni esponenti della Fed stanno ridimensionando l’ipotesi di un altro rialzo alla riunione del 28 ottobre. La banca collega questa cautela a dati più deboli su inflazione PCE e occupazione e a condizioni finanziarie già più restrittive.
Il punto centrale riguarda l’origine dei rendimenti obbligazionari. Secondo DBS, un aumento guidato dalla stretta Fed può sostenere il dollaro; un premio più elevato richiesto per il debito a lunga scadenza, legato a offerta di titoli, sostenibilità fiscale e fiducia nel mercato Treasury, può avere effetti diversi.
Wee segnala inoltre che, dalla fine di giugno, l’aumento del tasso sui mutui trentennali ha superato quello del rendimento Treasury decennale. È un confronto tra costi di finanziamento e rendimento del debito pubblico, non una misura dell’andamento del cambio.
Il precedente del 1° ottobre: dal 70% al 35%
Nella nota DBS del 1° ottobre, Chang Wei Liang riportava una discesa delle probabilità di rialzo Fed in ottobre dal 70% di inizio settimana al 35%. Sono valori riferiti a quel documento e a quel momento, non una quotazione aggiornata al 5 ottobre.
Il calcolo redazionale mostra una diminuzione di 35 punti percentuali, pari al dimezzamento della probabilità iniziale. Questo confronto aggiunge una misura alla discussione sul minore sostegno monetario: il mercato, nella lettura allora fornita dalla banca, aveva già ridotto sensibilmente il peso dello scenario restrittivo.
Nello stesso documento DBS indicava l’inflazione PCE di agosto al 3,4%, rispetto al 3,7% atteso. Lo scarto è di 0,3 punti percentuali: un dato inferiore alle previsioni non equivale però, da solo, al raggiungimento dell’obiettivo di inflazione.
Per il cambio conta anche perché salgono i rendimenti
Nell’analisi redazionale, la distinzione proposta da DBS evita una scorciatoia: associare automaticamente ogni rialzo dei Treasury a un dollaro più forte. Il rendimento nominale compensa componenti diverse, tra cui le attese sui tassi futuri e il rischio assunto nel mantenere un titolo a lunga scadenza. Un aumento della remunerazione non dice da solo quale componente sia cambiata.
Se gli investitori rivedono al ribasso le attese di stretta, può ridursi l’incentivo legato ai tassi anche mentre il costo del debito rimane elevato. Viceversa, rendimenti richiesti per maggiore incertezza fiscale possono aumentare gli oneri di finanziamento senza produrre un corrispondente miglioramento della fiducia nella valuta.
La conclusione è condizionata: DBS segnala un limite al sostegno monetario, non una discesa certa del dollaro. Per verificare lo scenario occorrerà confrontare le successive indicazioni Fed, i dati economici e la risposta del mercato obbligazionario, mantenendo separate aspettative, decisioni effettive e movimento dei cambi.







