Il Dollar Index è sceso sotto 102 dopo la pubblicazione dei dati sul lavoro statunitense di venerdì 2 ottobre: il BLS ha rilevato 29.000 posti non agricoli aggiuntivi a settembre. Nel quadro intraday del dossier aggiornato alle 16:07 GMT, le 18:07 italiane, l’indice era tornato vicino a 101,90 dopo un minimo appena sotto 101,70. Questi livelli descrivono la reazione della seduta, non la chiusura.
Il rallentamento va letto insieme alle revisioni
Il rapporto ufficiale del Bureau of Labor Statistics corregge luglio da +21.000 a -10.000 posti e agosto da +162.000 a +133.000. Le due revisioni sottraggono complessivamente 60.000 posti alle stime precedenti. Agosto resta quindi in crescita: non entrambi i mesi sono diventati negativi.
Il confronto redazionale fra settembre e agosto mostra 104.000 posti aggiuntivi in meno, pari a circa il 78,2%. Si confrontano due variazioni mensili destagionalizzate, non il numero complessivo degli occupati. La revisione dei mesi precedenti rende inoltre meno solida la base su cui il mercato aveva valutato la domanda di lavoro.
La disoccupazione si attesta al 4,2%; i salari orari aumentano del 3% su dodici mesi e dello 0,1% sul mese. Il BLS descrive come contenuta la variazione complessiva dell’occupazione: un dato mensile debole non prova da solo una recessione.
Che cosa misura davvero il Dollar Index
La documentazione ICE sul Dollar Index descrive un riferimento per il valore del dollaro rispetto a un paniere di valute. Le componenti sono euro, yen, sterlina, dollaro canadese, corona svedese e franco svizzero. L’indice non riassume quindi tutti i cambi mondiali e non è una misura dell’inflazione negli Stati Uniti.
Il ritorno sotto 102 segnala un indebolimento rispetto a quel paniere nella finestra osservata. Il successivo recupero verso 101,90 mostra però che una prima reazione può essere parzialmente riassorbita. Il superamento di una soglia numerica non costituisce, da solo, la conferma di una tendenza duratura.
Il collegamento con i tassi resta una valutazione
La lettura redazionale è che assunzioni più lente e salari moderati possono ridurre la pressione per un’ulteriore stretta monetaria. Se il mercato ridimensiona i rendimenti attesi negli USA rispetto ad altri Paesi, può diminuire il vantaggio relativo di detenere attività denominate in dollari. Questo meccanismo aiuta a interpretare il movimento, ma non ne isola tutte le cause.
Il calendario della Federal Reserve fissa la prossima riunione del FOMC al 27–28 ottobre. Il rapporto occupazionale non determina automaticamente la decisione: i dati sull’inflazione e le successive informazioni economiche restano rilevanti. Per valutare la tenuta della reazione occorrerà distinguere le nuove quotazioni dalla fotografia intraday e le aspettative degli operatori dalle decisioni effettive della banca centrale.







