Il franco svizzero resta debole nei confronti del dollaro. Venerdì 25 settembre, secondo FXStreet, USD/CHF oscillava intorno a 0,8285, su livelli che la testata colloca vicino a quelli osservati l’ultima volta nel maggio 2025, e si avviava alla quarta settimana consecutiva di rialzo. Il cambio indica quanti franchi servono per acquistare un dollaro: quando sale, il dollaro si rafforza rispetto alla valuta svizzera. La divergenza fra le politiche monetarie delle due banche centrali offre una chiave di lettura del movimento, senza spiegare da sola ogni variazione dei prezzi.
Fed e BNS: tassi separati da quasi quattro punti
La Banca nazionale svizzera (BNS) ha lasciato il tasso guida allo 0% nella decisione del 24 settembre. Ha riconosciuto un aumento dell’inflazione, dallo 0,6% di maggio allo 0,8% di agosto, attribuito soprattutto ai prezzi dei prodotti petroliferi. La sua previsione condizionata indica un’inflazione media dello 0,7% nel 2026 e dello 0,8% sia nel 2027 sia nel 2028. Sono stime della banca centrale, non dati già realizzati; la BNS ritiene la propria politica attuale coerente con la stabilità dei prezzi.
La Federal Reserve, il 16 settembre, ha invece alzato di 25 punti base l’intervallo obiettivo dei federal funds, portandolo al 3,75–4,00%. Il confronto con lo 0% svizzero mostra un divario nominale di 3,75–4 punti percentuali. Non equivale al rendimento effettivo ottenibile da un investitore, che dipende dallo strumento, dalla scadenza e dal rischio di cambio, ma aiuta a capire perché il dollaro possa risultare più attraente per chi cerca rendimenti in valuta.
Perché un divario più ampio può pesare sul franco
Con un costo del denaro svizzero più basso, il franco può essere usato come valuta di finanziamento nei cosiddetti carry trade: si prende a prestito una valuta a basso tasso e si investe in attività che offrono rendimenti superiori. Questa strategia comporta un rischio concreto: se il franco si apprezza, ripagare il prestito diventa più costoso e il vantaggio sui tassi può svanire. La pressione descritta da FXStreet è quindi un’interpretazione di mercato, non un effetto automatico della decisione BNS.
Anche il contesto americano conta. FXStreet riporta il rendimento del Treasury decennale vicino al 5,17%, dopo un picco del 5,22% il giorno precedente, e l’indice del dollaro intorno a 101 dopo aver toccato 101,40. Queste sono istantanee del 25 settembre, soggette a rapidi cambiamenti. Per il franco resta inoltre rilevante il suo ruolo di valuta rifugio: un aumento dell’avversione al rischio potrebbe sostenerlo anche in presenza di tassi svizzeri più bassi.
I dati USA che possono spostare le attese
La prossima settimana gli operatori seguiranno l’inflazione PCE statunitense, l’indice ISM manifatturiero e i dati sull’occupazione non agricola. Se confermassero pressioni inflazionistiche e un’economia resistente, potrebbero rafforzare le attese di ulteriori strette Fed; risultati più deboli potrebbero ridurle. FXStreet riferisce una probabilità di circa il 66% attribuita dal mercato a un rialzo nella riunione di ottobre al momento della pubblicazione della notizia: è una stima implicita nei prezzi dei derivati, non una decisione già presa. Le tensioni in Medio Oriente possono aggiungere volatilità sia al dollaro sia al franco.
Cosa seguire
Il punto da seguire non è soltanto la prossima quotazione di USD/CHF, ma se i dati americani confermeranno la distanza attesa fra le due politiche monetarie. La BNS ha lasciato aperta la possibilità di intervenire sul mercato valutario se necessario e la Fed valuterà le nuove informazioni economiche. Per questo il divario dei tassi sostiene oggi la lettura favorevole al dollaro, ma non garantisce che il franco continui a perdere terreno.







