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USD/JPY, rischio d’intervento secondo MUFG: -0,55% tra 25 e 28 settembre

Tra il 25 e il 28 settembre il cambio USD/JPY è sceso dello 0,55% nelle rilevazioni delle 17:00 della Bank of Japan. MUFG collega la tenuta dello yen al rischio di nuovi interventi e alle attese sui tassi, ma un’operazione non è stata annunciata.
Illustrazione generata con IA di Tokyo al tramonto, una banconota in yen e una sala cambi; nessuna quotazione reale raffigurata.
In sintesi
  • USD/JPY alle 17:00 JST: punto medio da 158,10 il 25 settembre a 157,23 il 28 settembre, pari a -0,55% circa.
  • Il 25 settembre i ministri delle Finanze di Giappone e Stati Uniti hanno ribadito la preoccupazione per la sottovalutazione dello yen; nessun nuovo intervento è stato annunciato.
  • MUFG vede nel rischio d’intervento e nelle attese sui tassi BoJ un freno al rialzo del cambio: è un’interpretazione, non una certezza sul prossimo movimento.

MUFG Research ha indicato il rischio di un nuovo intervento a sostegno dello yen come freno al rialzo di USD/JPY nell’analisi pubblicata il 28 settembre. Il movimento è visibile anche nei dati ufficiali della Bank of Japan: alle 17:00 di Tokyo il punto medio del cambio è passato da 158,10 yen per dollaro il 25 settembre a 157,23 il 28 settembre. Il calo di 0,87 yen, pari a circa lo 0,55%, misura il recupero della valuta giapponese fra le due rilevazioni; non prova da solo che un intervento sia avvenuto o che ne sia stata l’unica causa.

Le quotazioni BoJ misurano il recupero dello yen

Il 25 settembre la Bank of Japan rilevava per USD/JPY un intervallo denaro-lettera di 158,09–158,11 alle 17:00. Il 28 settembre l’intervallo era 157,22–157,24. Prendendo il punto medio di ciascuna coppia, la differenza è di 0,87 yen per dollaro, ossia circa lo 0,55% rispetto al valore iniziale. È un confronto tra due fotografie dello stesso orario a Tokyo, non una quotazione in tempo reale né una chiusura valida per tutti i mercati.

Il dato aggiunge una misura verificabile all’osservazione di MUFG secondo cui lo yen si è comportato meglio di molte altre valute principali mentre il dollaro restava forte. La stessa analisi colloca USD/JPY nell’intervallo 155–160 osservato dopo l’intervento congiunto di fine luglio: si tratta di una descrizione del periodo, non di una soglia ufficiale oltre la quale le autorità interverranno.

Il segnale di Tokyo e Washington non equivale a un’operazione

Il Ministero delle Finanze giapponese ha comunicato che il 25 settembre la ministra Satsuki Katayama e il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent hanno ribadito la preoccupazione per la sottovalutazione dello yen e la volontà di rafforzare la cooperazione bilaterale. Il comunicato non annuncia acquisti di yen. Il precedente concreto resta l’operazione del 31 luglio, confermata dallo stesso ministero il 3 agosto come intervento coordinato con il Tesoro USA. Distinguere una dichiarazione politica da un’operazione eseguita evita di leggere ogni discesa di USD/JPY come prova di intervento.

I tassi BoJ sono una seconda variabile, ancora incerta

MUFG indica anche le attese di ulteriori rialzi della Bank of Japan come possibile sostegno allo yen. Nel report del 28 settembre l’analista Lee Hardman osserva che gli operatori prezzano tre o quattro rialzi nell’anno successivo, mentre MUFG ritiene improbabile un nuovo aumento già nella riunione seguente e prevede la prossima mossa a dicembre. Sono valutazioni di mercato e una previsione della banca, non decisioni annunciate dalla BoJ. La loro importanza per il cambio dipende anche dal percorso dei tassi statunitensi e dalla forza generale del dollaro.

Per capire se il freno a USD/JPY durerà, andranno osservati i dati ufficiali sulle operazioni valutarie, le prossime decisioni della BoJ e il differenziale dei rendimenti con gli Stati Uniti. Una nuova comunicazione delle autorità potrebbe aumentare la prudenza degli operatori, mentre tassi USA più elevati potrebbero sostenere il dollaro. Nessuno dei documenti consultati consente di attribuire una quota precisa del calo registrato dalla BoJ a ciascuno di questi fattori, né di fissare un livello di intervento automatico.

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