L’euro resta vicino ai minimi di due mesi contro il dollaro nella seduta di giovedì 24 settembre. Secondo la rilevazione di FXStreet delle 14:24 GMT, EUR/USD scambia intorno a 1,1372 e si avvia verso il quarto giorno consecutivo di pressione. Il Dollar Index è intorno a 101,27, dopo un massimo intraday di 101,35.
La decisione della Fed e le attese per ottobre
Il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato di 25 punti base l’intervallo obiettivo dei federal funds, portandolo al 3,75–4,00%. Quella è una decisione già presa. Un ulteriore intervento in ottobre, invece, resta un’aspettativa del mercato: FXStreet riporta una probabilità implicita di circa il 65%, rispetto al 55% di una settimana prima.
Le rilevazioni recenti sull’attività economica statunitense hanno rafforzato questa lettura. Anche le nuove richieste di sussidio di disoccupazione, salite lievemente a 197.000 da 196.000, sono rimaste sotto le 201.000 attese dal mercato, secondo FXStreet. Il dato non determina da solo la prossima scelta della Fed, ma non indica un netto indebolimento del lavoro.
Il rendimento del Treasury decennale si colloca intorno al 5,10%, dopo aver raggiunto il 5,15% durante la giornata, secondo FXStreet. Rendimenti più elevati possono rendere più attraenti le attività denominate in dollari. Il rapporto tra tassi e cambio non è però meccanico: contano anche le attese già incorporate nei prezzi e le prospettive dell’economia europea.
Perché l’euro non recupera
Il miglioramento dell’indagine Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche offre un elemento favorevole all’euro. Finora non è bastato a compensare la forza del dollaro. Anche nell’Eurozona gli investitori valutano la possibilità di altri aumenti dei tassi, ma il membro della BCE Dimitar Radev ha sottolineato che le decisioni già adottate devono avere tempo per produrre effetti e che il percorso futuro non è predeterminato, secondo FXStreet.
Per EUR/USD sarà decisivo come cambierà il divario nelle aspettative sui tassi delle due banche centrali. Dati statunitensi meno robusti potrebbero ridurre la pressione sul cambio; nuove sorprese al rialzo su crescita o inflazione potrebbero invece sostenere ancora il dollaro. Sono scenari, non movimenti già avvenuti.







