La Thailandia ha definito il quadro che consentirà agli operatori locali di istituire ETF su Bitcoin ed Ether, negoziati sulla Stock Exchange of Thailand. Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 16 ottobre 2026. L’annuncio della SEC thailandese, datato 8 ottobre, riguarda le regole per creare e gestire questi strumenti: non comunica il lancio di un fondo specifico né una prima giornata di negoziazione.
Un solo asset e una soglia media annua
Il comunicato della SEC riassume undici provvedimenti, preceduti da consultazioni sui principi in aprile–maggio e sui testi in agosto–settembre. Gli ETF dovranno essere strumenti passivi che mirano a seguire il prezzo di una singola criptovaluta. Nella fase iniziale saranno ammissibili Bitcoin ed Ethereum.
Il requisito è un’esposizione netta media ad almeno l’80% del valore patrimoniale netto, o NAV, verso un solo asset durante ciascun esercizio contabile. La formulazione è rilevante: la soglia riguarda una media annua, non un vincolo giornaliero indicato dal comunicato, e non descrive un paniere misto Bitcoin–Ether.
Per dare una misura, se il NAV fosse costante a 100 milioni di baht durante l’esercizio, l’esposizione netta media richiesta verso l’asset scelto sarebbe almeno 80 milioni. È un esempio redazionale semplificato: non rappresenta un fondo annunciato e non implica che il restante 20% sia liberamente investibile senza altri limiti.
Custodia vigilata e niente acquisti a margine
La custodia delle attività digitali sarà affidata a operatori autorizzati dalla SEC. I fondi saranno quotati e scambiati esclusivamente sulla borsa thailandese. Prima di negoziarli, gli investitori dovranno ricevere informazioni sui rischi e confermare di averli compresi; gli intermediari non potranno concedere prestiti a margine per acquistare questi ETF.
Le società di gestione dovranno dimostrare di disporre di personale, sistemi e accordi operativi adeguati. Potranno delegare la gestione degli investimenti digitali soltanto a gestori con la relativa licenza. Il comunicato contempla un’eventuale apertura futura a custodi esteri qualificati, senza presentarla come già operativa.
Cosa cambia nell’accesso alle criptovalute
Le modifiche consentiranno anche ai fondi comuni e ai fondi privati di investire negli ETF crypto thailandesi, entro i limiti d’investimento esistenti. Nella prima fase resteranno invece esclusi strumenti alternativi riferiti a ETF crypto esteri, come i depositary receipts, e l’accesso a tali ETF facilitato da società di intermediazione per clienti diversi dagli istituzionali o dai grandi patrimoni ultra-elevati.
Il cambiamento principale è quindi la costruzione di un canale domestico regolamentato. La quotazione di una quota di fondo facilita l’accesso attraverso l’infrastruttura finanziaria tradizionale, ma non elimina l’esposizione alle oscillazioni della criptovaluta. L’entrata in vigore delle norme e l’effettiva disponibilità dei prodotti restano due passaggi distinti.







