L’oro perde terreno nella seduta di lunedì 12 ottobre, mentre rincarano petrolio e dollaro. Nella rilevazione delle 21:08 italiane riportata da FXStreet, il metallo spot XAU/USD valeva 4.163 dollari l’oncia, in calo dell’1,49%. Il WTI saliva di oltre il 2% a 93,69 dollari al barile e il Dollar Index guadagnava lo 0,3% a 102,56. Sono quotazioni riferite a quel momento della seduta, non prezzi di chiusura.
Dal massimo intraday sono andati persi 54 dollari
Il massimo indicato nel resoconto era 4.217 dollari. Il passaggio a 4.163 equivale quindi a una perdita di 54 dollari per oncia, pari all’1,28%: un calcolo redazionale sulla distanza dal picco giornaliero. Questa percentuale ha una base diversa dal ribasso dell’1,49% della seduta e non va sommata a quest’ultimo.
Perché un rincaro dell’energia può pesare sul metallo
Il rapporto fra petrolio e oro passa anche attraverso le aspettative sui tassi. Un aumento persistente dei costi energetici può alimentare l’inflazione e rendere più difficile un allentamento monetario. Se gli investitori prevedono rendimenti più elevati sulle attività che pagano interessi, aumenta il costo opportunità di detenere oro, che non distribuisce una cedola.
Si aggiunge il cambio: un dollaro più forte rende il metallo quotato in valuta americana più costoso per chi compra con altre monete. Sono canali di pressione possibili, non una relazione automatica. Domanda di protezione, acquisti fisici e flussi finanziari possono muoversi nella direzione opposta.
Le scommesse sui tassi precedono la decisione
Il resoconto cita dati Prime Terminal che attribuiscono al mercato una probabilità del 20% per un rialzo di 25 punti base a ottobre e vicina al 90% a dicembre. Queste stime, riportate dalla fonte editoriale, restano aspettative variabili e non impegni della banca centrale. Il calendario ufficiale della Federal Reserve colloca le prossime riunioni il 27–28 ottobre e l’8–9 dicembre.
Il prossimo test arriva dall’inflazione USA
Il calendario del Bureau of Labor Statistics prevede i prezzi al consumo di settembre il 14 ottobre e i prezzi alla produzione il 15 ottobre, entrambi alle 8:30 di New York, ossia alle 14:30 italiane.
Per valutare la pressione sull’oro conta distinguere un impulso energetico temporaneo da aumenti più diffusi nei prezzi. Un dato generale sostenuto dalla sola energia e un’accelerazione anche nelle componenti meno volatili non hanno lo stesso significato. È questo confronto, insieme alla reazione del dollaro, che può modificare le aspettative sulla Fed prima delle riunioni.







