Il franco svizzero recupera terreno contro il dollaro nella mattina del 2 ottobre, mentre il mercato ha ridotto le probabilità attribuite a un nuovo rialzo dei tassi della Federal Reserve a ottobre. La revisione delle aspettative offre un sostegno alla valuta elvetica, ma non cancella il vantaggio di rendimento corrente degli Stati Uniti.
Il rialzo di ottobre scende di 36 punti percentuali
La tabella FedWatch del CME, basata sui futures sui federal funds, attribuisce un 28,2% di probabilità a un rialzo nella riunione del 28 ottobre e un 71,8% a tassi invariati. La fotografia consultata è riferita al 1 ottobre alle 11:58:25 nell’ora centrale americana: non è una misura in tempo reale della seduta successiva.
Nel confronto riportato dallo stesso strumento, il rialzo valeva il 64,2% il 25 settembre. Il calcolo redazionale indica quindi una diminuzione di 36 punti percentuali in una settimana. Rispetto al 37,6% del 30 settembre, la riduzione è di 9,4 punti. Si tratta di variazioni delle probabilità implicite, non di tagli al tasso d’interesse.
Questo distingue il movimento delle aspettative dalle decisioni già adottate. Nella lettura redazionale, un rialzo meno probabile può attenuare il sostegno prospettico al dollaro, perché ridimensiona l’ipotesi di un ulteriore ampliamento del vantaggio di rendimento. Non dimostra però che quel solo fattore spieghi ogni movimento del cambio USD/CHF.
Il vantaggio corrente dei tassi USA non scompare
FedWatch indica una fascia obiettivo attuale dei federal funds del 3,75%-4%. Dall’altra parte, la Banca nazionale svizzera ha lasciato il proprio tasso allo 0% il 24 settembre. La differenza tra i due riferimenti resta dunque compresa tra 3,75 e 4 punti percentuali.
È un confronto tra tassi di politica monetaria, non tra rendimenti obbligazionari o interessi effettivamente ottenibili da un risparmiatore. La minore probabilità di una stretta futura non modifica da sola questa distanza. Per il franco, il recupero della mattinata e il contesto dei tassi possono quindi fornire indicazioni diverse sull’orizzonte più lungo.
La BNS mantiene il focus sui prezzi
Nel comunicato di settembre, la banca centrale svizzera segnala un’inflazione salita dallo 0,6% di maggio allo 0,8% di agosto, soprattutto per i prodotti petroliferi. La previsione condizionale indica un’inflazione media dello 0,7% nel 2026 e dello 0,8% nel 2027 e nel 2028, assumendo un tasso fermo allo 0% sull’intero orizzonte.
Quell’ipotesi tecnica non è un impegno a mantenere invariata la politica monetaria. La BNS conferma inoltre la disponibilità a intervenire sul mercato valutario quando necessario. L’energia rimane un elemento da monitorare, perché può incidere sia sui prezzi sia sulle prospettive dell’attività economica.
Il rapporto sul lavoro USA può rimettere in discussione le attese
Il BLS ha programmato il rapporto sull’occupazione di settembre per il 2 ottobre alle 8:30 della costa orientale, equivalenti alle 14:30 italiane. La nuova pubblicazione potrà modificare la valutazione sulla tenuta dell’economia USA e quindi le probabilità incorporate nei futures.
La verifica utile sarà osservare insieme occupazione, salari, disoccupazione e revisioni. Un rapporto solido potrebbe restituire forza alle attese di stretta; un quadro più debole potrebbe ridurle ulteriormente. Sono scenari condizionali: il recupero del franco non equivale a una svolta già decisa dalla Fed o dalla BNS.






