L’inflazione annua dell’Eurozona registra un tasso stimato del 3,8% a settembre 2026, contro il 3,2% di agosto. Il comunicato preliminare di Eurostat, pubblicato il 2 ottobre, mostra un’accelerazione dei prezzi energetici molto più marcata di quella dell’indice di fondo. Per famiglie e imprese la distinzione conta: il rincaro complessivo aumenta, ma non tutte le componenti si muovono allo stesso ritmo.
Energia al 18,8%, servizi al 3,2%
La componente energetica registra un aumento annuo del 18,8%, rispetto al 14,3% di agosto. Il suo tasso accelera quindi di 4,5 punti percentuali. Questa variazione descrive i prezzi dell’energia: non significa che l’energia abbia aggiunto 4,5 punti all’inflazione complessiva, perché nel paniere ha un peso molto inferiore al totale.
Anche altre voci salgono. I servizi passano dal 3,0% al 3,2%; alimentari, alcol e tabacco dall’1,1% all’1,4%. I beni industriali non energetici rallentano invece dall’1,2% all’1,1%. Il quadro non è dunque quello di un aumento uniforme dei prezzi.
All’interno degli alimentari, i prodotti non trasformati accelerano dal 2,7% al 4,0%, mentre quelli trasformati, insieme ad alcol e tabacco, scendono dallo 0,5% allo 0,4%. Separare le due componenti evita di leggere il rincaro del cibo come un fenomeno identico lungo tutta la filiera.
Il divario con l’inflazione di fondo si allarga
L’indice che esclude energia, alimentari, alcol e tabacco sale dal 2,4% al 2,5%. È un aumento di 0,1 punti percentuali, contro gli 0,6 punti dell’indice generale.
Il confronto redazionale ricavato dalla tabella Eurostat evidenzia un divario di 1,3 punti tra inflazione complessiva e di fondo a settembre, rispetto a 0,8 punti ad agosto. La distanza si amplia quindi di 0,5 punti. È una misura della divergenza fra i due indicatori, non una stima del contributo esatto dell’energia né una previsione dei prezzi futuri.
La componente di fondo cresce meno, ma non scende. Anche l’aumento dei servizi richiede attenzione: un eventuale trasferimento dei costi energetici ad altri prezzi renderebbe il fenomeno più persistente. Il dato preliminare di un singolo mese non permette di stabilire se questa trasmissione sia già in corso o quanto durerà.
Perché il dato conta per consumi e tassi
Un’inflazione più alta riduce il potere d’acquisto quando i redditi non crescono allo stesso passo. Per le imprese, maggiori costi energetici possono comprimere i margini oppure essere trasferiti ai clienti; la possibilità di farlo dipende dalla domanda e dalla concorrenza. Queste sono conseguenze economiche possibili, non risultati misurati dal comunicato.
La differenza fra indice generale e di fondo aiuta anche a leggere il problema di politica monetaria. Un rincaro concentrato nelle componenti più volatili e un aumento diffuso e persistente dei prezzi pongono questioni diverse. La pubblicazione statistica, però, non annuncia una decisione della BCE e non basta da sola a fissare il calendario di eventuali rialzi dei tassi.
Una stima da distinguere dal dato definitivo
Il 3,8% misura la variazione rispetto a settembre dell’anno precedente. La variazione sul mese precedente è invece dello 0,6%: i due numeri hanno basi di confronto differenti e non vanno sommati.
Eurostat programma la pubblicazione completa dei dati di settembre per il 16 ottobre. Fino ad allora i valori restano preliminari. Per capire se la pressione si estende oltre energia e alimentari, i prossimi confronti dovranno concentrarsi sulla persistenza dei servizi e dell’indice di fondo, oltre che sull’andamento del dato complessivo.







