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Francia, Moulin: deficit al 3% possibile nel 2029, ma il costo del debito sale

Il governatore della Banque de France difende il percorso di risanamento. I dati del Tesoro mostrano 10,3 miliardi in più di oneri del debito previsti nel 2027.
Bandiera francese, modello di un edificio pubblico e monete accanto a un registro di bilancio
In sintesi
  • Moulin ritiene possibile riportare il deficit francese al 3% del PIL nel 2029.
  • Il progetto di bilancio 2027 punta al 5%: è un obiettivo, non un risultato acquisito.
  • Gli oneri del debito previsti salgono da 62,6 a 72,9 miliardi tra 2026 e 2027.

La Francia può riportare il deficit al 3% del PIL nel 2029, secondo Emmanuel Moulin, governatore della Banque de France. Nell’intervista a CNBC pubblicata il 15 ottobre, Moulin ha difeso il risanamento dei conti, descrivendolo come un modo di rimettere ordine nelle finanze pubbliche e respingendo la definizione di austerità. È una valutazione sulla fattibilità del percorso, non la certificazione che l’aggiustamento sia già avvenuto.

Il governatore collega le tensioni sui rendimenti soprattutto all’incertezza politica e considera cruciale approvare un bilancio coerente con l’obiettivo di deficit al 5%. Il messaggio arriva mentre il costo del debito rende più impegnativo ridurre il disavanzo: una parte crescente delle risorse deve finanziare gli interessi prima ancora dei servizi pubblici.

Dal 5% al 3%: due traguardi diversi

Il primo passaggio riguarda il 2027. L’Agence France Trésor, nella scheda sul bilancio statale, riporta per il progetto di legge un deficit pubblico obiettivo del 5% del PIL. Il 3% nel 2029 richiamato da Moulin è invece il traguardo successivo: i due numeri non descrivono lo stesso anno e non vanno confusi con un consuntivo.

Tra queste due soglie intercorrono due punti percentuali di PIL. A parità puramente ipotetica di PIL, significa ridurre del 40% il rapporto deficit/PIL rispetto al livello del 5%. Non significa tagliare del 40% la spesa pubblica: il saldo dipende contemporaneamente da entrate, uscite, interessi e andamento dell’economia. Il calcolo serve a misurare la distanza tra gli obiettivi, non a stimare una manovra in euro.

Il riferimento del 3% ha anche un fondamento istituzionale. Il Consiglio dell’UE, nell’apertura della procedura per deficit eccessivo del luglio 2024, ricorda questa soglia dei Trattati e include la Francia tra i Paesi interessati. Quel documento spiega il quadro europeo; non attesta l’approvazione delle misure francesi per il 2027.

Gli interessi assorbono una parte dello sforzo

I dati AFT consentono di quantificare il problema. L’onere del debito statale è previsto a 72,9 miliardi di euro nel 2027, contro una stima rivista di 62,6 miliardi nel 2026. La differenza è di 10,3 miliardi, circa il 16,5% in più: un confronto redazionale tra previsioni, non tra spese definitive.

Se le altre voci restassero identiche, maggiori interessi peggiorerebbero il saldo di pari importo. Nella realtà entrate e spese cambiano: per questo non si può trasformare automaticamente l’aumento in un equivalente taglio a un singolo capitolo. Il punto economico è che il miglioramento del saldo al netto degli interessi deve compensare anche questa pressione per far scendere il deficit complessivo.

Deficit e fabbisogno di finanziamento non coincidono

Per il 2027 l’AFT indica un fabbisogno dello Stato di 339,7 miliardi, superiore di 28 miliardi alla stima aggiornata per il 2026. L’aumento dei rimborsi di titoli a medio-lungo termine contribuisce per 19,4 miliardi.

Queste cifre non sono il deficit pubblico. Il fabbisogno comprende anche debiti in scadenza da rifinanziare, mentre il deficit misura lo squilibrio annuale tra entrate e uscite delle amministrazioni pubbliche. Emettere un titolo per rimborsarne uno vecchio non equivale, da solo, a nuova spesa in disavanzo. La distinzione evita di leggere l’intero calendario delle aste come un peggioramento dei conti.

La prova per i mercati è l’esecuzione del bilancio

La lettura redazionale è che l’obiettivo del 2029 debba essere giudicato su tre passaggi: approvazione delle misure, realizzazione degli incassi e dei risparmi previsti, compatibilità con la crescita. Un testo approvato riduce l’incertezza parlamentare, ma non garantisce automaticamente i risultati economici incorporati nelle previsioni.

Un percorso credibile potrebbe contenere il premio richiesto dagli investitori per finanziare lo Stato; nuovi scostamenti potrebbero invece mantenerlo elevato. Sono scenari, non reazioni di mercato già misurate. Inoltre, i rendimenti dipendono anche dai tassi europei e dalle condizioni globali: attribuire ogni movimento esclusivamente alla politica francese sarebbe riduttivo.

La dichiarazione di Moulin fissa dunque una direzione. Il confronto con il Tesoro mostra la difficoltà concreta: ridurre il disavanzo mentre cresce il costo del debito. La verifica decisiva sarà la distanza tra gli obiettivi annunciati e i saldi effettivamente realizzati, senza confondere una traiettoria auspicata con un risultato acquisito.

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