Il vicepresidente statunitense JD Vance ha accusato Microsoft di aver sostituito lavoratori licenziati con personale straniero titolare di visti H-1B. Il confronto con le approvazioni dei visti, però, richiede cautela: una pratica amministrativa approvata non identifica automaticamente una nuova assunzione, né il posto di lavoro che questa avrebbe sostituito.
L’accusa e il provvedimento dell’8 ottobre
Nel resoconto pubblicato il 10 ottobre, l’accusa riguarda i 6.000 tagli di personale Microsoft richiamati da Vance per il 2025. La contestazione è arrivata mentre l’amministrazione annunciava la sospensione di otto società tecnologiche dal programma PERM, utilizzato per sponsorizzare lavoratori stranieri verso la residenza permanente. Fra le aziende citate figurano Microsoft e Adobe.
Il programma PERM e i visti H-1B hanno funzioni differenti. Secondo il resoconto, la sospensione riguarda il percorso per le green card e non i permessi temporanei H-1B. Confondere i due piani farebbe sembrare colpita tutta la possibilità di impiegare personale straniero, mentre il perimetro riferito è più specifico.
6.258 approvazioni non equivalgono a 6.258 sostituzioni
Il database dei datori di lavoro H-1B di USCIS, selezionando l’anno fiscale 2025, riporta 6.258 approvazioni per Microsoft Corporation. Il database distingue le prime decisioni sulle richieste per occupazione iniziale da quelle per occupazione continuativa.
Questo totale documenta l’utilizzo del programma da parte dell’azienda. Non documenta una corrispondenza fra ogni approvazione e un dipendente licenziato: mancano, in quel confronto aggregato, l’abbinamento delle mansioni, le sedi e la sequenza delle uscite e degli ingressi.
La cautela nella categoria “continuing employment”
C’è un limite ulteriore. La metodologia del rapporto USCIS sull’anno fiscale 2024, nella nota sulle categorie usate anche dal Data Hub, spiega che le richieste per occupazione continuativa comprendono estensioni, modifiche delle condizioni e trasferimenti fra datori di lavoro. Le estensioni riguardano tipicamente chi prosegue con lo stesso datore; i trasferimenti possono invece riguardare un nuovo datore.
Di conseguenza, non è corretto trasformare automaticamente l’intera categoria in “persone già impiegate nella stessa azienda”. Anche una distinzione fra pratiche iniziali e continuative, senza il dettaglio delle sottocategorie, lascia aperta una parte della domanda sulle nuove assunzioni.
Quali prove servirebbero
Per dimostrare una sostituzione dei lavoratori servirebbe collegare i tagli e gli ingressi a posizioni comparabili, nello stesso periodo e nello stesso perimetro geografico. Per escluderla in modo definitivo servirebbe un’analisi altrettanto dettagliata. I totali dei visti non forniscono da soli nessuna delle due risposte.
Per chi segue Microsoft, il punto è separare il rischio politico e amministrativo dall’accertamento dei fatti sul personale. L’accusa resta attribuita a Vance; le approvazioni mostrano il ricorso ai visti, ma non provano il rapporto causale proposto fra licenziamenti e sostituzioni.







