Christine Lagarde ha indicato una risposta misurata della BCE allo shock energetico, rilevando l’assenza di segnali che il rincaro dell’energia si sia incorporato nei salari. Le sue parole non annunciano una pausa sui tassi a ottobre: il quadro resta aperto, anche perché il successivo dato sull’inflazione dell’area euro è salito al 3,8%.
Salari e rendimenti spiegano la cautela
Nell’audizione al Parlamento europeo del 28 settembre, la presidente della BCE ha distinto l’aumento dei prezzi energetici dal rischio che diventi persistente attraverso altri prezzi e retribuzioni. La crescita del compenso per dipendente era del 3,3% nel secondo trimestre, contro il 3,6% del primo: un rallentamento di 0,3 punti percentuali.
Lagarde ha inoltre osservato che i tassi a lungo termine erano saliti sensibilmente dall’ultima riunione. Secondo la sua valutazione, questo avrebbe rallentato la crescita e ridotto la trasmissione dello shock più di quanto previsto a settembre. Ha quindi descritto una risposta monetaria misurata, pur considerando lo shock troppo ampio per essere ignorato.
Nella lettura redazionale, il punto è che condizioni finanziarie più restrittive possono frenare la domanda anche senza un ulteriore aumento immediato dei tassi ufficiali. Non equivalgono però a una decisione del Consiglio direttivo.
Il 3,8% arriva dopo l’intervento
La stima preliminare Eurostat pubblicata il 2 ottobre indica un’inflazione annua del 3,8% a settembre, dal 3,2% di agosto. L’aumento è di 0,6 punti percentuali. L’energia accelera dal 14,3% al 18,8%; i servizi dal 3,0% al 3,2% e l’indice senza energia e alimentari dal 2,4% al 2,5%.
Il confronto mostra che l’energia resta la componente con il rincaro più elevato, ma anche l’inflazione di fondo aumenta leggermente. Il divario fra indice complessivo e indice di fondo passa da 0,8 a 1,3 punti. Questa differenza non misura il contributo esatto dell’energia, perché i due indici hanno composizioni differenti.
La cronologia conta: l’audizione precede la stima di settembre. Non si possono leggere quelle dichiarazioni come una risposta al nuovo 3,8%. I dati completi saranno pubblicati il 16 ottobre e potranno aggiornare la valutazione.
Ottobre non ha un esito già scritto
Nella conferenza stampa del 10 settembre, dopo il rialzo di 25 punti base, Lagarde aveva ribadito che le decisioni sarebbero state prese riunione per riunione, senza impegno su un percorso prestabilito. I criteri comprendono prospettive d’inflazione, dinamica sottostante e trasmissione della politica monetaria.
Per chi segue obbligazioni e cambi, la distinzione utile è quindi fra una comunicazione prudente e una pausa effettivamente deliberata. Un’inflazione più alta mantiene il rischio di restrizione; salari meno dinamici e costi di finanziamento già aumentati invitano a valutarne intensità e durata. Le fonti ufficiali non assegnano una probabilità al rialzo di ottobre: trasformare questo equilibrio in una certezza anticiperebbe una decisione ancora da prendere.







