La Germania ha chiuso il 2025 con attività estere nette per 3.661 miliardi di euro, circa l’81% del PIL nominale. Secondo i dati pubblicati dalla Bundesbank il 30 settembre 2026, il saldo è aumentato di circa 212 miliardi nell’anno, ma il rapporto con il prodotto interno lordo è rimasto pressoché invariato. La crescita riflette movimenti di capitale più forti degli effetti negativi prodotti soprattutto dai cambi.
Il patrimonio netto cresce meno dei flussi di capitale
La posizione patrimoniale sull’estero misura la differenza fra attività finanziarie dei residenti verso soggetti esteri e passività verso non residenti. A fine 2025 le prime raggiungevano 14.424 miliardi di euro, le seconde 10.763 miliardi. Il saldo positivo descrive una posizione creditoria complessiva del Paese: non è denaro disponibile nel bilancio dello Stato.
Le esportazioni nette di capitale hanno aggiunto 284 miliardi alla posizione. Variazioni di valore e altre rettifiche ne hanno però sottratti 72, limitando l’aumento a 212 miliardi. Il calcolo redazionale mostra che queste componenti hanno assorbito circa il 25,4% dell’incremento generato dalle transazioni: 72 diviso 284. Non si tratta di una perdita percentuale sull’intero patrimonio.
Il saldo delle transazioni finanziarie non coincide neppure con l’avanzo corrente, pari a 200 miliardi. La Bundesbank riconduce la differenza al conto capitale e alla voce statistica errori e omissioni. Confrontare direttamente queste cifre senza la riconciliazione confonderebbe grandezze diverse.
L’euro forte riduce il valore delle attività in valuta
Le attività verso l’estero sono cresciute del 4,4%, contro il 3,8% delle passività. Sul lato attivo, le transazioni hanno apportato 823 miliardi; i prezzi di mercato e le altre rettifiche hanno aggiunto rispettivamente 86 e 14 miliardi. I cambi hanno agito nella direzione opposta.
Nel 2025 dollaro, yen e sterlina si sono indeboliti contro l’euro. Un’attività denominata in queste valute può quindi valere meno quando viene convertita in euro, anche senza una vendita. Il cambio effettivo nominale dell’euro è salito di circa il 2,2%: è una misura ponderata rispetto a più partner, non la variazione della sola coppia euro-dollaro.
Gli investimenti crescono, ma due saldi si restringono
Gli investimenti diretti tedeschi all’estero sono saliti a 3.073 miliardi, quelli esteri in Germania a 2.200 miliardi. Poiché i secondi sono aumentati più dei primi, il saldo netto è sceso di 26 miliardi a 873 miliardi. Un saldo minore non equivale dunque a un ritiro generalizzato delle imprese dall’estero.
Anche il saldo degli investimenti di portafoglio è diminuito: 999 miliardi, 59 in meno rispetto all’anno precedente. I residenti detenevano titoli esteri per 4.946 miliardi, mentre gli investitori non residenti avevano titoli tedeschi per 3.947 miliardi. Per questi ultimi, gli effetti positivi dei prezzi hanno superato il contributo degli acquisti: l’aumento dello stock non misura soltanto nuova domanda.
Le riserve beneficiano soprattutto del prezzo dell’oro
Le riserve della Bundesbank hanno raggiunto 482 miliardi, con un aumento di 118 miliardi. Gli effetti dei prezzi, dominati dall’oro, hanno contribuito per 125 miliardi, contro appena un miliardo dovuto alle transazioni. Anche qui, crescita del valore e acquisti sono due fenomeni distinti.
Il quadro conferma una consistente posizione creditoria estera, ma evidenzia anche l’esposizione alle oscillazioni valutarie e dei mercati. È una fotografia patrimoniale riferita alla fine del 2025, non una quotazione attuale né una previsione sui rendimenti. Per valutare la solidità delle singole imprese o banche servono inoltre composizione degli attivi, scadenze e rischi delle controparti.







