La sterlina ha perso terreno verso 1,32 dollari e GBP/USD resta sotto pressione nella seduta del 29 settembre. Il rialzo dei rendimenti dei Treasury rende più attraenti le attività denominate in dollari, ma attribuire tutto il movimento del cambio a un solo dato sarebbe eccessivo. Le ultime pubblicazioni ufficiali statunitensi mostrano infatti rendimenti in aumento accanto a segnali di raffreddamento della fiducia delle famiglie e della domanda di lavoro.
Treasury: il decennale guadagna sette punti base tra due chiusure
La tabella del Tesoro USA colloca il rendimento del titolo a dieci anni al 5,24% il 28 settembre, dal 5,17% del 25 settembre: un aumento di sette punti base. Il trentennale è passato dal 5,49% al 5,56% nello stesso intervallo. Si tratta di valori ufficiali di fine giornata, non delle quotazioni intraday del 29 settembre. Questo confronto documenta la pressione sui tassi statunitensi senza trasformare un livello momentaneo in una chiusura già verificata.
Il riferimento a rendimenti «come nel 2004» va trattato con precisione. Il Tesoro spiega che la serie a scadenza costante del trentennale fu sospesa dal febbraio 2002 al febbraio 2006. Per questo, un paragone diretto tra la quotazione attuale del trentennale e la medesima serie ufficiale nel 2004 non è disponibile. Il dato più utile per valutare il movimento recente resta la variazione omogenea tra le ultime sedute pubblicate.
Fiducia in calo e posti vacanti: il dollaro non segue un unico indicatore
Il Conference Board ha rilevato a settembre un indice di fiducia dei consumatori pari a 81,9, in discesa da 88,6 ad agosto. La componente sulle aspettative è scesa a 63,6, segnando il terzo calo mensile consecutivo. La rilevazione si è svolta dall’1 al 23 settembre e comprende quindi anche il rialzo dei tassi deciso dalla Federal Reserve a metà mese.
Il Bureau of Labor Statistics ha comunicato 7,1 milioni di posti vacanti ad agosto, contro i 7,3 milioni di luglio dopo revisione. Assunzioni e separazioni sono rimaste sostanzialmente stabili. Sono numeri che non descrivono un crollo del mercato del lavoro, ma neppure confermano una forza uniforme dell’economia. Il contemporaneo rialzo dei rendimenti e il calo della fiducia ricordano che il prezzo dei Treasury incorpora anche aspettative su inflazione, politica monetaria e rischio, non soltanto le ultime statistiche sull’attività.
Sul fronte delle banche centrali, la Federal Reserve ha portato il 16 settembre l’intervallo obiettivo dei Fed Funds al 3,75–4%, mentre la Bank of England ha mantenuto il Bank Rate al 3,75% con un voto di 6 a 3. Tre membri britannici avrebbero preferito un aumento. Questi atti fissano le decisioni già prese, non il percorso futuro dei tassi. Per il cambio GBP/USD conteranno le prossime letture su inflazione e lavoro, la direzione dei rendimenti su entrambe le sponde dell’Atlantico e la risposta delle banche centrali. Un rendimento USA più alto può sostenere il dollaro, ma non garantisce da solo un ulteriore ribasso della sterlina.







