Il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, ha avvertito venerdì 25 settembre che una lunga fase di prezzi energetici elevati renderebbe più difficile mantenere invariati i tassi d’interesse. Intervenendo a una conferenza di economia monetaria a Oxford, secondo il resoconto di FXStreet, Bailey ha precisato che finora il trasferimento dei rincari dell’energia agli altri prezzi è stato contenuto e che è ancora presto per trarre conclusioni definitive. È un rischio per la politica futura, non l’annuncio di un nuovo rialzo.
Il nodo è quanto l’energia si trasmette agli altri prezzi
Un rincaro di petrolio o gas alza direttamente alcune voci dell’indice dei prezzi. Per la banca centrale conta anche se le imprese trasferiscono costi più alti a beni e servizi e se famiglie e lavoratori incorporano l’inflazione nelle richieste salariali. Questi effetti indiretti possono arrivare con ritardo e rendere la pressione sui prezzi più persistente.
Bailey ha descritto il trasferimento come ancora piuttosto limitato, pur sottolineando che il tempo trascorso non basta per giudicare l’intero impatto dello shock. La cautela è coerente con il verbale della riunione monetaria di settembre: la BoE rileva che l’effetto indiretto sulle filiere è stato finora inferiore alle attese, ma non esclude che sia stato rinviato anziché evitato.
La pausa al 3,75% e il confronto con le stime precedenti
Nell’ultima decisione pubblicata, il comitato monetario ha lasciato il Bank Rate al 3,75%: sei membri, fra cui Bailey, hanno votato per mantenerlo, mentre tre erano favorevoli a un aumento. Le parole del governatore non modificano questa decisione. Indicano però quale condizione potrebbe rendere meno sostenibile la pausa: prezzi energetici elevati per un periodo abbastanza lungo da alimentare una crescita più diffusa dei prezzi.
Nel verbale la BoE stima che l’inflazione al consumo possa arrivare intorno al 3,75% nell’ultimo trimestre del 2026, rispetto al 3,2% previsto nel rapporto di luglio per lo stesso periodo. La previsione supera di poco il 4% nel primo trimestre del 2027. È un confronto fra proiezioni elaborate in momenti diversi, non fra dati d’inflazione già osservati. La revisione mostra perché la durata dello shock energetico pesa sulle scelte future.
Il governatore ha aggiunto che la banca valuta anche l’aumento dei tassi sui mutui. Condizioni di finanziamento più onerose frenano già la domanda e possono limitare la necessità di intervenire ulteriormente sul tasso ufficiale. Il comitato deve quindi bilanciare il rischio di inflazione persistente con gli effetti della stretta che famiglie e imprese stanno già subendo.
Sterlina e intelligenza artificiale: due orizzonti diversi
FXStreet segnalava nell’aggiornamento pubblicato alle 12:05 italiane un GBP/USD in rialzo dello 0,15%, poco sotto quota 1,3240, senza una reazione immediata alle dichiarazioni. È una fotografia del cambio al momento della notizia, non una prova che le parole di Bailey abbiano causato il movimento né una quotazione aggiornata in tempo reale.
Bailey ha inoltre indicato l’intelligenza artificiale come possibile fattore favorevole all’offerta: se aumentasse la produttività, l’economia potrebbe produrre di più senza generare la stessa pressione sui prezzi. È una possibilità di medio periodo distinta dall’effetto attuale del costo dell’energia; non elimina il rischio di inflazione che la BoE sta monitorando.
I segnali che possono cambiare la posizione della BoE
Le prossime valutazioni dipenderanno dalla persistenza dei rincari energetici e dalle prove di trasmissione a prezzi e salari. Un rientro dello shock attenuerebbe il rischio segnalato da Bailey; effetti indiretti più estesi renderebbero invece più difficile difendere tassi fermi. La banca centrale non ha fissato oggi un calendario di rialzi e la sua decisione resta collegiale.







