Il nuovo rialzo dei tassi della Federal Reserve può aumentare le spese di chi finanzia i consumi con debiti a interesse variabile. L’effetto è più difficile da assorbire per le famiglie giovani e con redditi bassi, che hanno meno risparmio disponibile. La stretta monetaria punta però a rallentare l’inflazione: il possibile vantaggio per il potere d’acquisto arriverà solo se la crescita dei prezzi si raffredderà nel tempo.
Carte di credito e mutui variabili reagiscono prima
Secondo gli esperti interpellati da CNBC, i tassi dei finanziamenti a breve termine seguono più da vicino il tasso di riferimento della Fed. Colin Slabach, docente alla New York University, indica quindi i debiti a tasso variabile come primo punto di pressione: carte di credito, linee di credito garantite dalla casa, mutui a tasso variabile e alcuni prestiti studenteschi privati possono diventare più costosi in tempi relativamente brevi. Anche un piccolo aumento del tasso pesa quando il debito residuo è elevato o il bilancio familiare ha poco margine.
La trasmissione non è identica per tutti i prodotti. I mutui statunitensi a tasso fisso già sottoscritti non cambiano rata in seguito alla decisione della Fed; per i nuovi mutui conta soprattutto il rendimento dei Treasury a lungo termine, oltre alle condizioni del mercato del credito. È per questo che un rialzo dei tassi ufficiali non si traduce automaticamente nello stesso aumento per ogni prestito.
Perché il peso della stretta non è uguale per tutti
Tomas Philipson, già alla guida del Council of Economic Advisers della Casa Bianca, osserva che l’aumento dei tassi tende a penalizzare i debitori più giovani e con redditi minori, mentre può favorire i risparmiatori più anziani e con maggiori disponibilità. Heather Boushey, docente alla University of Pennsylvania, definisce il rialzo uno strumento poco selettivo: alza il costo del credito anche per le famiglie che devono finanziare spese ordinarie. Sono valutazioni degli esperti sul modo in cui la politica monetaria si distribuisce tra i gruppi sociali, non una misura dell’impatto su ogni singola famiglia.
Le condizioni di partenza contano. Chi ha già un mutuo fisso sottoscritto quando i tassi erano più bassi è relativamente protetto sulla rata; chi usa credito revolving o deve chiedere oggi un nuovo finanziamento è più esposto. Nello stesso tempo, l’inflazione riduce il potere d’acquisto, soprattutto quando i salari non tengono il passo.
La Fed usa i tassi per moderare domanda e inflazione sull’intera economia; non può scegliere quali famiglie far pagare di più. Per valutare l’effetto della stretta occorre dunque distinguere il costo immediato dei prestiti dalla possibile riduzione futura della crescita dei prezzi. Secondo gli esperti citati da CNBC, la stabilità dei prezzi può essere particolarmente importante per i redditi più bassi, ma il percorso può comportare rate più onerose e pressioni sul mercato del lavoro. La direzione effettiva dipenderà dall’andamento dell’inflazione, dei rendimenti di mercato e dell’occupazione, non dalla sola decisione sui tassi.







