Patrick Witt, consigliere della Casa Bianca per gli asset digitali, ha difeso i legami di Donald Trump con il settore delle criptovalute dopo lo stop al Digital Asset Market Clarity Act al Senato. Secondo il resoconto di CoinDesk del 23 settembre 2026, Witt sostiene che il confronto sui possibili conflitti d’interessi abbia impedito di chiudere l’accordo politico sul testo. Sono valutazioni espresse dal consigliere: il disegno di legge non è diventato legge e le questioni etiche restano controverse.
Il nodo etico nei negoziati
Il Clarity Act mira a definire il quadro statunitense per i mercati degli asset digitali. Nel confronto al Senato, oltre alle norme di mercato, è entrata la richiesta di limiti agli interessi crypto dei funzionari pubblici di alto livello. Trump era al centro del dibattito per le sue attività nel settore.
Witt ha accusato i Democratici di aver trasformato il tema in uno scontro politico. Ha sostenuto che il presidente fosse disposto ad accettare due clausole etiche, compresa, secondo il suo racconto, un’opzione che avrebbe imposto di cedere gli interessi crypto o affidarli a un blind trust. Ha inoltre descritto una possibile concessione che avrebbe consentito ai procuratori generali degli Stati di agire se il governo federale non avesse vigilato sulle violazioni etiche.
Il resoconto disponibile riferisce le dichiarazioni del consigliere, ma non fornisce il testo finale di un accordo approvato. La disponibilità attribuita alla Casa Bianca non equivale quindi all’entrata in vigore di quei vincoli. Witt ha anche criticato i senatori che discutono di conflitti d’interessi mentre detengono azioni di società finanziarie; anche questa è una sua contestazione, non una conclusione accertata nell’articolo.
Le stablecoin e lo scontro con le banche
Il consigliere ha indicato un secondo fronte del negoziato: le ricompense offerte sulle stablecoin. Secondo Witt, i gruppi bancari avrebbero spinto per restrizioni temendo la concorrenza con i depositi che pagano interessi. La sua ricostruzione attribuisce alle pressioni del settore un ruolo nella sconfitta del progetto.
Per le banche, la posta in gioco riguarda il possibile spostamento di risparmi verso strumenti digitali remunerati. Per gli operatori crypto, la definizione delle regole può influenzare quali prodotti offrire e con quali condizioni. Il pezzo di CoinDesk riporta la posizione di Witt; non presenta una verifica indipendente del peso delle attività di lobbying rispetto alle altre cause dello stallo.
Cosa cambia dopo il mancato avanzamento
Witt ha indicato che l’attenzione potrebbe spostarsi verso le autorità federali, tra cui la Securities and Exchange Commission, anziché puntare soprattutto sulla sessione congressuale di fine anno. Anche questo è un orientamento politico dichiarato, non un calendario normativo vincolante.
Per le imprese del settore, l’assenza di una legge lascia aperte domande su competenze delle autorità, obblighi degli intermediari e trattamento delle stablecoin. La regolazione può comunque evolvere attraverso provvedimenti e decisioni delle agenzie, ma questi non sostituiscono automaticamente la certezza che deriverebbe da una norma approvata dal Congresso. La prossima verifica concreta sarà se emergerà un nuovo testo capace di superare insieme le divergenze sulle regole di mercato e quelle sui conflitti d’interessi.







