Aggiungi TradingCenter.it alle fonti preferite su Google

Notizia

EUR/USD vicino a 1,1473: le attese sulla Fed frenano il recupero dell’euro

Il dollaro resta sostenuto dalle aspettative sui tassi, mentre il rendimento del Treasury decennale arretra dai massimi della settimana precedente. Le decisioni ufficiali di Fed e BCE aiutano a leggere il divario monetario.
Illustrazione dei simboli euro e dollaro davanti ad architetture finanziarie europee e statunitensi
In sintesi
  • EUR/USD intorno a 1,1473 nell’aggiornamento FXStreet del 21 settembre.
  • Treasury decennale al 4,97% contro il 5,04% della settimana precedente: circa sette punti base in meno.
  • Fed al 3,75–4%; depositi BCE al 2,50%. I prossimi rialzi restano aspettative, non un calendario confermato.

L’euro è sotto pressione contro il dollaro nell’aggiornamento FXStreet del 21 settembre, con EUR/USD intorno a 1,1473, vicino ai livelli di fine luglio. La testata collega la debolezza alle attese di ulteriori rialzi dei tassi statunitensi. Il movimento incontra però un freno nel calo dei rendimenti dei Treasury e del petrolio: le quotazioni riportate sono una fotografia intraday, non valori di chiusura.

Dollaro vicino ai massimi, Treasury in parziale rientro

Il Dollar Index, che misura il dollaro contro un paniere di valute, è indicato dalla fonte intorno a 100,36, rispetto al massimo di sette settimane a 100,56 raggiunto venerdì. Il rendimento del Treasury decennale si colloca vicino al 4,97%, dopo il 5,04% toccato nella settimana precedente.

La differenza è di circa sette punti base, cioè 0,07 punti percentuali. Il confronto segnala un allentamento rispetto al picco recente, ma non dimostra da solo un’inversione duratura delle condizioni finanziarie. Il rendimento obbligazionario resta inoltre una variabile diversa dal tasso ufficiale deciso dalla banca centrale.

Lettura editoriale: rendimenti attesi più elevati sulle attività in dollari possono sostenerne la domanda. Il cambio dipende però anche da rischio, coperture valutarie e prospettive economiche; non esiste una corrispondenza meccanica tra ogni movimento dei Treasury e quello di EUR/USD.

Fed e BCE hanno alzato i tassi in date diverse

Il comunicato ufficiale della Federal Reserve del 16 settembre conferma un aumento di 25 punti base, con l’intervallo obiettivo dei federal funds portato al 3,75–4%. La Fed descrive l’inflazione come ancora elevata e ribadisce l’obiettivo di stabilità dei prezzi al 2%.

La BCE aveva deciso il proprio rialzo di 25 punti base il 10 settembre, con entrata in vigore il 16 settembre. Il tasso sui depositi è salito al 2,50%. È quindi utile distinguere la data della decisione europea da quella della sua applicazione, evitando di collocare entrambe le deliberazioni nella stessa settimana.

I livelli ufficiali confermano che il tasso statunitense resta superiore a quello sui depositi BCE, pur trattandosi di strumenti operativi differenti. La prospettiva di ulteriori strette americane citata da FXStreet è invece un’aspettativa di mercato: il comunicato Fed non annuncia una sequenza già decisa di prossimi rialzi.

Energia: pressione sui prezzi e rischio per la crescita

La BCE segnala che il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni inflazionistiche e descrive rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. La banca centrale mantiene un approccio basato sui dati, riunione per riunione, senza impegnarsi su un percorso prestabilito dei tassi.

Per l’eurozona, il costo dell’energia importata può pesare sia sui prezzi al consumo sia sui margini delle imprese e sul potere d’acquisto. È questa combinazione a rendere lo shock difficile da gestire: una stretta monetaria contrasta l’inflazione, ma può aggiungere pressione alla domanda.

Nel breve periodo il calo del petrolio richiamato da FXStreet può attenuare parte delle preoccupazioni. Un arretramento giornaliero non basta tuttavia a stabilire che lo shock energetico sia terminato o che le banche centrali cambieranno orientamento.

Che cosa osserverà il mercato sul cambio

Per valutare la tenuta dell’euro contano soprattutto le sorprese nei prossimi dati su inflazione e attività economica, oltre all’evoluzione dei rendimenti e dei prezzi energetici. Se i dati modificassero le attese sui tassi relativi, cambierebbe anche uno dei fattori che oggi sostiene il dollaro.

La fonte richiama inoltre incertezza politica in Germania e timori fiscali in Francia. Li presenta come elementi di contesto, senza quantificare il loro contributo alla variazione del cambio: non è quindi possibile attribuire a ciascuno un impatto preciso.

Il livello di 1,1473 resta un riferimento della rilevazione, non un supporto tecnico dimostrato. Per parlare di un recupero più stabile servirebbero osservazioni successive; il confronto con fine luglio descrive la posizione del cambio nel tempo, ma non anticipa la direzione delle prossime sedute.

Andamento recente di EUR/USD

Apri la scheda completa

Il grafico verrà caricato quando i dati saranno disponibili.

Trasparenza editoriale

Politica di correzione

Segnala eventuali errori alla redazione attraverso la pagina Contatti.

Articoli correlati

Vedi tutti →