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Fed, Kashkari: inflazione ancora troppo alta negli USA, oltre il petrolio

Il presidente della Fed di Minneapolis richiama le pressioni diffuse sui prezzi, anche nei servizi. Le dichiarazioni seguono il rialzo dei tassi deciso il 16 settembre.
Edificio di una banca centrale con un paniere di beni e un simbolo percentuale, illustrazione del rapporto tra inflazione e tassi negli Stati Uniti
In sintesi
  • Kashkari considera l’inflazione ancora elevata anche al netto di energia e alimentari.
  • Il FOMC ha portato i tassi al 3,75–4% nella riunione del 16 settembre.
  • La politica monetaria può incidere sulla domanda, ma non risolve direttamente i vincoli all’offerta di petrolio.

Neel Kashkari ha avvertito che l’inflazione negli Stati Uniti resta troppo elevata e non dipende soltanto dai rincari petroliferi. Secondo il resoconto di CNBC del 20 settembre, il presidente della Federal Reserve di Minneapolis ha espresso questa valutazione durante un’intervista a “Sunday Morning Futures” di Fox News, richiamando la diffusione delle pressioni sui prezzi anche nel settore dei servizi.

Kashkari guarda ai prezzi oltre energia e alimentari

Nel resoconto dell’intervista, Kashkari osserva che l’inflazione rimane eccessiva anche escludendo energia e alimentari. La distinzione non ridimensiona il peso di queste spese sui bilanci delle famiglie: serve a valutare se la dinamica dei prezzi sia più ampia delle oscillazioni delle componenti più volatili.

Il richiamo ai servizi è significativo perché sposta l’attenzione dalla sola disponibilità di petrolio alla persistenza delle pressioni nell’economia interna. Non basta quindi osservare una diminuzione del greggio per concludere che il problema inflazionistico sia risolto.

Il FOMC ha già alzato i tassi al 3,75–4%

Il comunicato ufficiale della Federal Reserve del 16 settembre conferma un rialzo di un quarto di punto percentuale dell’intervallo obiettivo dei federal funds, portato al 3,75–4%. La decisione è stata approvata all’unanimità.

Nel documento, il comitato descrive un’economia in espansione solida, consumi interni resilienti e investimenti robusti. L’inflazione viene indicata come ancora elevata e il rialzo è presentato come uno strumento per favorire il ritorno all’obiettivo del 2%.

Le parole di Kashkari si collocano dunque dopo una decisione già presa. L’intervista esprime la sua valutazione delle pressioni sui prezzi, ma non annuncia automaticamente una nuova variazione dei tassi o un calendario di ulteriori rialzi.

I tassi possono frenare la domanda, non riaprire Hormuz

Secondo CNBC, Kashkari ha anche distinto i compiti della politica monetaria dai problemi dell’offerta energetica: modificare i tassi non può riaprire lo Stretto di Hormuz o risolvere direttamente le interruzioni dei flussi petroliferi.

Il costo del denaro agisce invece sulle condizioni del credito e sulle decisioni di spesa e investimento. Il suo effetto si trasmette gradualmente e può contribuire a contenere la domanda e le pressioni sui prezzi. Non elimina però un vincolo fisico all’offerta di una materia prima.

Questa differenza aiuta a comprendere perché una banca centrale possa intervenire anche quando una parte dell’inflazione nasce dall’energia: il punto da valutare è quanto il rincaro si estenda e persista nel resto dell’economia.

La persistenza nei servizi resta una variabile da seguire

Lettura editoriale: il messaggio di Kashkari invita a valutare l’ampiezza delle pressioni inflazionistiche, oltre alla direzione del petrolio. Per comprendere il percorso della politica monetaria serviranno nuove informazioni sui prezzi, sulla domanda e sul mercato del lavoro.

Dati che mostrassero un rallentamento diffuso dell’inflazione offrirebbero un quadro diverso da una discesa concentrata nell’energia. Al contrario, una persistenza nei servizi renderebbe più difficile leggere il solo calo del greggio come un miglioramento sufficiente.

Sono scenari interpretativi, non una previsione della prossima decisione della Fed. L’intervista non fornisce inoltre una reazione verificata delle quotazioni: non le viene quindi attribuito un movimento specifico di azioni, obbligazioni o dollaro.

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