Lo stop del Clarity Act al Senato riporta al centro le iniziative delle autorità americane sui mercati delle criptovalute. Secondo la ricostruzione di CoinDesk, SEC e CFTC stanno cercando di colmare parte dello spazio lasciato dal mancato avanzamento della riforma. Intanto la SEC ha approvato un’esenzione limitata per gli scambi di alcune azioni tokenizzate e ha proposto nuove regole per la raccolta di capitale legata ai crypto asset.
Il Clarity Act puntava a definire competenze e obblighi
Il Digital Asset Market Clarity Act nasce per dare un quadro normativo alle attività digitali e chiarire il ruolo delle autorità. La SEC vigila sui titoli finanziari; la CFTC è l’autorità di riferimento per i derivati e ha specifiche competenze sulle materie prime. La classificazione di un’attività determina quindi quali regole e controlli si applicano.
La sintesi del Congressional Research Service relativa alla versione iniziale del progetto descrive un ruolo centrale della CFTC nella regolamentazione delle transazioni in digital commodities, inclusi exchange, broker e dealer. Prevede inoltre requisiti di monitoraggio degli scambi, conservazione dei registri e trattamento dei beni dei clienti.
Il progetto comprende anche obblighi antiriciclaggio per gli intermediari interessati. Non riguarda dunque soltanto il confine tra due autorità: punta a definire le condizioni con cui le imprese possono operare. Le disposizioni della versione iniziale vanno distinte dalle successive modifiche negoziate durante l’iter.
Regulation Crypto Assets resta una proposta
Il 18 agosto 2026 la SEC ha presentato Regulation Crypto Assets, un regime pensato per determinate offerte di contratti d’investimento che coinvolgono attività crypto. Il comunicato ufficiale descrive esenzioni dagli obblighi di registrazione accompagnate da condizioni e informazioni da fornire agli investitori.
La proposta contempla anche un meccanismo condizionato per chiarire quando un crypto asset non sia più soggetto a un contratto d’investimento. Non si tratta di una liberalizzazione generale delle emissioni: l’applicazione dipenderebbe dal rispetto dei requisiti previsti.
Soprattutto, la presentazione di una proposta non equivale alla sua entrata in vigore. Il testo è sottoposto a consultazione e può cambiare prima di un’eventuale adozione definitiva.
Per le azioni tokenizzate esiste un’esenzione circoscritta
Diverso è lo stato dell’Innovation Exemption. Nella dichiarazione ufficiale del 17 settembre, il commissario SEC Mark Uyeda riferisce che l’autorità ha approvato un’esenzione temporanea e condizionata per consentire scambi limitati di azioni NMS tokenizzate su determinate piattaforme blockchain. Si tratta di titoli del sistema nazionale del mercato azionario statunitense rappresentati mediante token.
L’intervento prevede condizioni relative a trasparenza delle transazioni, registri, salvaguardie tecnologiche e coordinamento delle sospensioni. Sono presenti limiti agli strumenti e ai volumi. L’obiettivo dichiarato è osservare il funzionamento delle nuove sedi di negoziazione e raccogliere elementi per le regole future.
Questa apertura riguarda quindi un perimetro preciso. Non autorizza indistintamente qualunque piattaforma a negoziare qualsiasi attività digitale.
Il lavoro della CFTC non sostituisce automaticamente una legge
CoinDesk riferisce anche di una proposta CFTC sui mercati e sulle transazioni crypto inviata alla Casa Bianca per esame. Il passaggio descritto non costituisce, da solo, l’adozione di una disciplina definitiva.
Nella lettura proposta dalla testata, gli interventi delle agenzie possono offrire risposte operative, ma lasciano aperta la questione della stabilità del quadro nel tempo. Regole formali, esenzioni e indicazioni interpretative hanno portata e procedure differenti; non vanno trattate come strumenti equivalenti.
Per gli operatori, la conseguenza pratica è dover verificare ogni misura separatamente: quali attività copre, chi può utilizzarla, quali condizioni impone e da quando produce effetti. L’esistenza di un’iniziativa favorevole all’innovazione non implica che siano già stati attribuiti tutti i poteri di vigilanza immaginati dal Clarity Act.
Il risultato è un percorso normativo per singoli ambiti, mentre resta irrisolta l’ambizione di una riforma organica. Lo stallo politico segnalato dalle cronache non va confuso con un divieto generale delle criptovalute né con la cancellazione definitiva di ogni possibile intervento del Congresso.







