Donald Trump difende l’allentamento delle restrizioni sul diesel russo dopo le critiche di un gruppo bipartisan di senatori. Il 12 ottobre il presidente ha scritto su Truth Social di aver fatto «la scelta giusta» per gli americani, secondo il resoconto pubblicato in giornata da CNBC. L’amministrazione presenta l’intesa con Mosca come uno strumento per ridurre i prezzi del carburante.
La novità è la difesa politica della decisione annunciata la settimana precedente. Il documento operativo è la General License 135 dell’OFAC, datata 9 ottobre: autorizza determinate transazioni sul diesel di origine russa fino al 7 aprile 2027. L’effetto sui prezzi resta da verificare.
La deroga riguarda il diesel e ha un termine preciso
La licenza consente le operazioni di vendita, consegna, scarico e importazione del diesel russo, comprese le importazioni negli Stati Uniti, che ricadono nei divieti dei due regimi sanzionatori indicati nel documento. La scadenza è fissata alle 00:01, ora della costa orientale americana, del 7 aprile 2027.
Il testo mantiene un’eccezione: non autorizza addebiti sui conti presso istituti finanziari statunitensi della banca centrale russa, del fondo nazionale del benessere o del ministero delle Finanze russo. La deroga non equivale quindi a una cancellazione generale delle sanzioni contro Mosca.
Sette senatori chiedono di cambiare rotta
Nel comunicato ufficiale dell’11 ottobre compaiono sette firmatari: i repubblicani Susan Collins, Lisa Murkowski, Thom Tillis e John Curtis, e i democratici Jeanne Shaheen, Richard Blumenthal e Ron Wyden.
I senatori sostengono che consentire le importazioni di diesel russo contrasti con il divieto approvato dal Congresso nel 2022. Contestano inoltre la mancata consultazione del Congresso e l’assenza di una spiegazione richiesta dalla legge. Chiedono all’amministrazione di revocare la scelta, temendo che i pagamenti offrano sostegno finanziario alla guerra russa in Ucraina.
Si tratta della posizione espressa dai parlamentari, non di una sentenza che abbia annullato la licenza. La contrapposizione mette a confronto l’obiettivo dichiarato di contenere il costo dell’energia e quello di limitare le entrate di Mosca.
Per i mercati conta l’offerta effettiva
Il documento OFAC autorizza transazioni: non è un contratto di acquisto e non certifica carichi già arrivati. Questa distinzione è decisiva per valutare il beneficio economico. I prezzi possono risentire di maggiore disponibilità di diesel, ma servono consegne effettive, capacità logistica e condizioni commerciali compatibili con la domanda.
Per trasportatori e imprese, una riduzione del prezzo del carburante sarebbe un sollievo sui costi operativi. La sola apertura regolamentare non consente però di calcolare il risparmio: la licenza non specifica prezzi di vendita, volumi garantiti o sconti alla pompa. Il segnale da seguire sarà dunque il passaggio dall’autorizzazione ai flussi reali, insieme agli sviluppi della contestazione politica.







