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Oro e tassi Fed, Nomi Prins resta positiva sul lungo periodo: cosa dicono i dati

Prins ritiene che il rialzo Fed non cancelli la domanda strutturale di oro. Il World Gold Council conferma il rimbalzo degli acquisti ufficiali, ma precisa la portata del record citato nell’intervista.
Lingotto e monete d’oro con un edificio della banca centrale sullo sfondo
In sintesi
  • La Fed ha alzato il 16 settembre il tasso obiettivo di 25 punti base, al 3,75–4,00%.
  • Prins vede negli acquisti ufficiali un sostegno di lungo periodo per l’oro, ma la sua lettura resta un’opinione.
  • Per il World Gold Council le 288,9 tonnellate acquistate nel secondo trimestre sono un record per quel trimestre dell’anno, non un massimo trimestrale assoluto.

Il rialzo dei tassi deciso dalla Federal Reserve a settembre non cambia, secondo Nomi Prins, le ragioni di lungo periodo per detenere oro. Nell’intervista al podcast Money Metals Weekly Market Wrap, registrata per l’episodio del 25 settembre, l’analista richiama gli acquisti delle banche centrali e la ricerca di diversificazione delle riserve. Sono valutazioni di Prins, non una previsione certa sul prezzo: i rendimenti obbligazionari più alti possono continuare a pesare sul metallo nel breve termine. Un confronto con i dati del World Gold Council chiarisce anche che il record trimestrale evocato nell’intervista riguarda specificamente i secondi trimestri.

Il rialzo Fed e il costo di detenere un’attività senza cedola

Il 16 settembre il Federal Open Market Committee ha alzato di 25 punti base l’intervallo obiettivo dei federal funds, portandolo al 3,75–4,00%. È un dato confermato dal comunicato ufficiale. L’oro non paga interessi: quando salgono i rendimenti dei titoli di Stato, detenerlo può diventare relativamente meno conveniente per chi confronta i rendimenti finanziari. Il nesso non determina però da solo la quotazione, che risente anche del dollaro, delle aspettative d’inflazione e della domanda fisica.

Prins sostiene che una stretta monetaria non possa aumentare la produzione di petrolio né risolvere direttamente uno shock energetico. A suo giudizio, il prezzo del greggio sopra i 100 dollari ha influenzato il dibattito sull’inflazione; se scendesse verso 80–90 dollari, la pressione potrebbe attenuarsi. Questa è una sua interpretazione condizionata all’evoluzione geopolitica. La Fed, nel comunicato del 16 settembre, motiva la decisione con un’inflazione ancora elevata e con l’obiettivo di riportarla al 2%, senza attribuire il rialzo a una specifica soglia del petrolio.

Nell’intervista Prins descrive l’oro in un’area di circa 4.300–4.400 dollari l’oncia e ritiene che gli acquisti di riserva sostengano la prospettiva di lungo termine. L’intervallo è un riferimento espresso nell’episodio del 25 settembre, non una quotazione aggiornata al momento della lettura. La conclusione di Prins riflette una tesi di investimento: non dimostra che il metallo sia immune a ulteriori correzioni.

Banche centrali: rimbalzo nel trimestre, semestre più debole

Il World Gold Council stima acquisti netti delle banche centrali per 288,9 tonnellate nel secondo trimestre 2026, contro 177,9 nello stesso periodo del 2025: un aumento del 62%. Il rapporto li definisce un massimo storico per un secondo trimestre. Nell’intervista Prins parla invece del trimestre più alto in assoluto. Il confronto non regge: nella serie pubblicata dal World Gold Council il quarto trimestre 2022 registrò 382,1 tonnellate, più delle 288,9 tonnellate del secondo trimestre 2026.

C’è un’altra precisazione che cambia la lettura della tendenza. Il World Gold Council ha rivisto gli acquisti stimati del primo trimestre 2026 da 244 a 57 tonnellate. Il rimbalzo del trimestre successivo è dunque netto, ma il totale del primo semestre, pari a 345 tonnellate, resta il più basso per una prima metà dell’anno dal 2022. Gli acquisti ufficiali possono offrire una base di domanda persistente, senza garantire un rialzo continuo dei prezzi.

Per seguire la tesi di Prins conviene tenere separati due orizzonti: nell’immediato, tassi reali, dollaro e petrolio possono muovere l’oro anche in direzione contraria alle attese; nel tempo, contano le decisioni effettive delle banche centrali. I dati trimestrali sono stime soggette a revisioni, come dimostra proprio il primo trimestre 2026. La distinzione fra domanda osservata e previsione è essenziale prima di trarre conclusioni sul mercato.

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