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Brent a 110 dollari per la prima volta da maggio: pesano Hormuz e le raffinerie russe

Il 16 ottobre il future ha toccato 110 dollari, con chiusura a 109,86. Scorte ridotte e rischi sui trasporti rendono più fragile l’offerta: cosa cambia per carburanti e inflazione.
Illustrazione di una petroliera ormeggiata accanto a serbatoi e impianti di un terminal petrolifero
In sintesi
  • Brent a 110 dollari durante la seduta del 16 ottobre; chiusura a 109,86, in rialzo del 3,7%.
  • L’IEA segnala scorte globali inferiori di 509 milioni di barili rispetto alla fine di febbraio.
  • La curva ICE indica prezzi più elevati sulle scadenze vicine: il rischio riguarda anche disponibilità e tempi di consegna.

Il petrolio Brent ha toccato 110 dollari al barile venerdì 16 ottobre 2026, raggiungendo durante la seduta un livello che non si vedeva da maggio. Il contratto ha poi chiuso a 109,86 dollari, in rialzo del 3,7%. A spingere il mercato sono state le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz e il rischio di ulteriori attacchi contro le infrastrutture energetiche russe.

La soglia di 110 dollari descrive dunque il massimo intraday del venerdì, non una nuova quotazione del sabato. Per capire le conseguenze economiche, però, il numero tondo conta meno di due elementi: quanta materia prima riesce effettivamente ad arrivare agli impianti e quanta capacità resta disponibile per trasformarla in carburanti.

Hormuz e Russia: due rischi diversi per l’offerta

La ricostruzione pubblicata da CNBC il 16 ottobre collega il rialzo all’escalation degli attacchi iraniani nell’area di Hormuz e alla dichiarata intenzione ucraina di proseguire le operazioni contro le raffinerie russe. Sono fattori che agiscono su passaggi differenti della filiera: il primo mette a rischio il trasporto via mare, il secondo la produzione di prodotti raffinati.

Le scorte ridotte limitano il margine di sicurezza

L’Oil Market Report di ottobre dell’Agenzia internazionale dell’energia, pubblicato il 14 ottobre, descrive un mercato che aveva recuperato parte dell’offerta ma restava esposto a nuove interruzioni. A settembre la produzione mondiale è aumentata di 2,5 milioni di barili al giorno, a 102,3 milioni, soprattutto grazie al Golfo.

Il recupero convive con scorte globali inferiori di 509 milioni di barili rispetto alla fine di febbraio. L’IEA segnala inoltre che i danni alle raffinerie russe hanno penalizzato produzione ed esportazioni di gasolio. Questi dati precedono il balzo del 16 ottobre: spiegano la fragilità del sistema, non misurano l’effetto degli ultimi attacchi.

La lettura economica è semplice: se le riserve sono meno abbondanti, un ritardo nelle consegne può diventare più difficile da assorbire. Un aumento della produzione all’origine, inoltre, non risolve automaticamente un ostacolo lungo la rotta o un fermo degli impianti.

Cosa mostra la curva dei future Brent

La tabella pubblica ICE dei future Brent, consultata il 17 ottobre con prezzi riferiti alla sera precedente, mostrava come ultimi scambi 109,95 dollari per dicembre 2026 e 106,83 per gennaio 2027. Si tratta di ultimi prezzi negoziati, distinti dal valore di chiusura di 109,86 riportato per la seduta.

La differenza calcolata fra le due scadenze è 3,12 dollari al barile. Questa struttura, chiamata backwardation, indica che il contratto più vicino costa più di quello successivo. È coerente con una maggiore tensione sulle disponibilità immediate, ma non dimostra che il petrolio scenderà a gennaio: i future incorporano anche condizioni di finanziamento, stoccaggio e copertura del rischio.

Carburanti, imprese e inflazione: gli effetti possibili

Per un importatore, il costo finale dipende dal greggio ma anche da noli, assicurazioni, cambio e tempi di consegna. Per una raffineria conta pure il margine tra il prezzo pagato per la materia prima e quello ottenuto dai carburanti. Per questo un rincaro del Brent non favorisce in modo uniforme tutte le imprese energetiche.

Trasporti, logistica e attività che consumano molto combustibile possono subire una pressione sui margini. L’intensità dipende dalle coperture finanziarie e dalla possibilità di trasferire i rincari ai clienti. Per le famiglie, un aumento persistente dei carburanti ridurrebbe il reddito disponibile per altri acquisti; non esiste però una corrispondenza immediata e proporzionale tra rialzo del barile e prezzo alla pompa.

Lo scenario di ulteriore tensione richiede interruzioni durature di flussi o impianti, non soltanto nuove dichiarazioni. Lo scenario di attenuazione richiede invece transiti più regolari e recupero della raffinazione. I dati da seguire sono quindi volumi esportati, scorte, disponibilità di gasolio e differenze di prezzo tra scadenze: sono questi indicatori a chiarire se il picco a 110 dollari resterà un episodio o si tradurrà in costi più persistenti.

Andamento recente di petrolio Brent

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