L’Italia continua a registrare un avanzo nei conti correnti con il resto del mondo, ma il margine si restringe. Nei dodici mesi terminati ad agosto 2026 il saldo è positivo per 12,6 miliardi di euro, pari allo 0,5% del PIL, contro 14,9 miliardi e lo 0,7% nel periodo corrispondente. Il surplus delle merci, invece, migliora. Per capire questa apparente divergenza occorre guardare oltre le esportazioni.
Il bollettino della Banca d’Italia pubblicato il 20 ottobre permette di scomporre il risultato. I dati del 2026 sono provvisori. Il confronto riguarda dodici mesi mobili, non il solo agosto e neppure una previsione per l’intero anno solare.
Il conto: merci migliori, redditi più deboli
| Saldo, miliardi di euro | 12 mesi ad agosto 2025 | 12 mesi ad agosto 2026 | Differenza |
|---|---|---|---|
| Merci | 40,678 | 42,425 | +1,747 |
| Servizi | −5,350 | −5,147 | +0,203 |
| Redditi primari | −0,768 | −3,803 | −3,035 |
| Redditi secondari | −19,622 | −20,915 | −1,293 |
| Conto corrente | 14,938 | 12,560 | −2,378 |
Le differenze sono calcoli redazionali sui valori della tavola ufficiale. Merci e servizi migliorano complessivamente di 1,950 miliardi; redditi primari e secondari peggiorano di 4,328 miliardi. Ne deriva una riduzione dell’avanzo corrente di 2,378 miliardi, circa il 15,9%. Il risultato non indica un deficit complessivo: indica un avanzo più piccolo.
Perché l’export non basta a leggere l’economia esterna
Il saldo delle merci confronta vendite e acquisti di beni con l’estero. Il conto corrente include anche servizi, redditi e trasferimenti. I redditi primari comprendono, fra le altre componenti, la remunerazione del lavoro e degli investimenti; quelli secondari riguardano trasferimenti correnti senza una corrispondente prestazione economica.
Un paese può quindi vendere beni all’estero per un valore superiore a quello che acquista e, contemporaneamente, versare più redditi o trasferimenti di quanti ne riceva. È questo il motivo per cui un titolo sul surplus commerciale non esaurisce l’analisi dei conti esterni.
La distinzione è importante anche per gli investitori. Il buon andamento degli esportatori non garantisce che ogni componente dell’economia nazionale migliori nella stessa misura. E un deterioramento dei redditi aggregati non dimostra, senza una scomposizione ulteriore, che la causa siano soltanto gli interessi sul debito, i dividendi oppure una specifica categoria di operatori.
Un paese creditore non è uno Stato senza debiti
A fine giugno la posizione patrimoniale netta italiana sull’estero è creditoria per 335 miliardi, il 14,6% del PIL, sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente. È uno stock: confronta attività e passività finanziarie verso non residenti a una certa data. Il conto corrente misura invece flussi in un intervallo di tempo.
La differenza non è solo terminologica. Il valore del patrimonio estero risente anche delle quotazioni e dei cambi. Una variazione del saldo patrimoniale non può dunque essere attribuita integralmente ai nuovi risparmi o ai nuovi investimenti effettuati nel periodo.
Inoltre, il patrimonio netto del paese comprende soggetti diversi: famiglie, imprese, intermediari e settore pubblico. Non è una disponibilità di cassa del Tesoro e non può essere sottratto meccanicamente dal debito pubblico. La proprietà di attività estere da parte di un soggetto privato non estingue le obbligazioni dello Stato.
Essere creditori netti è un’informazione importante sulla struttura finanziaria complessiva. Non elimina però il rischio di liquidità dei singoli operatori, né garantisce che scadenze, valute e strumenti delle attività coincidano con quelli delle passività.
Le vendite di titoli italiani non sono, da sole, una fuga di capitali
Ad agosto i non residenti hanno venduto titoli italiani per 10,7 miliardi. Il dato riguarda l’aggregato dei titoli, non soltanto i BTP. Nello stesso mese le passività complessive verso l’estero sono aumentate di 13 miliardi, mentre i residenti hanno acquisito attività estere per 18 miliardi.
Questi movimenti rendono fuorviante trasformare una singola voce in un giudizio definitivo sulla fiducia nel paese. La vendita di uno strumento può accompagnarsi all’acquisto di un altro, a un rimborso o a operazioni bancarie di segno opposto. Per distinguere un movimento temporaneo da una tendenza servono più osservazioni e una scomposizione per strumenti e settori.
Vale anche il ragionamento inverso: un acquisto estero di titoli non è automaticamente una valutazione positiva su tutta l’economia. Prezzi relativi, coperture e scadenze possono influire sulle scelte. Il bollettino descrive i flussi registrati; non attribuisce a ogni operazione una motivazione.
Cosa controllare nelle prossime pubblicazioni
- La tenuta dell’avanzo delle merci: occorre separare l’effetto dei volumi da quello dei prezzi, senza interpretare ogni miglioramento del saldo come crescita della domanda estera.
- La composizione dei redditi: un peggioramento persistente avrebbe implicazioni diverse da oscillazioni legate al calendario dei pagamenti o ad altre componenti temporanee.
- La stabilità dei finanziamenti: la lettura utile riguarda strumenti, durata e controparti, oltre al semplice segno del flusso mensile.
- Le revisioni statistiche: il bollettino segnala revisioni delle serie dal 2018; i confronti devono utilizzare dati coerenti della stessa pubblicazione.
Uno scenario di miglioramento richiederebbe che la forza delle merci si accompagni a una stabilizzazione delle altre componenti. Se invece la debolezza dei redditi persistesse, un buon surplus commerciale potrebbe continuare a convivere con un avanzo corrente più contenuto. La conclusione verificabile oggi è questa: l’Italia mantiene un saldo positivo, ma la sua evoluzione non si può spiegare guardando soltanto all’export.







