La corsa all’intelligenza artificiale ha una voce di costo che rimane fuori dalle immagini dei chip: le infrastrutture elettriche necessarie per alimentarli. Chi paga una nuova linea, una sottostazione o la capacità riservata a un data center? E chi resta esposto se il progetto viene ridimensionato?
La risposta dipende da tariffe, garanzie e criteri di ripartizione. Due casi statunitensi consentono di osservare il meccanismo nei documenti pubblici: AEP Ohio e Dominion Energy Virginia.
La domanda prevista non è un consumo garantito
Nel rapporto del 16 aprile 2026, l’IEA stima che i consumi mondiali dei data center passino da 485 TWh nel 2025 a circa 950 TWh nel 2030. Sono proiezioni riferite all’insieme dei data center, non soltanto all’IA.
L’agenzia individua un rischio preciso: i centri vengono riempiti progressivamente e possono inizialmente richiedere connessioni sovradimensionate. Gli investimenti elettrici devono quindi precedere una domanda la cui realizzazione rimane incerta.
Il rapporto non conclude che i data center facciano inevitabilmente aumentare le bollette. Una domanda stabile può migliorare l’utilizzo di reti e centrali esistenti. Nei sistemi già sotto pressione, invece, servono nuovi investimenti. La distribuzione dei costi dipende anche dalle scelte dei regolatori. IEA, Key Questions on Energy and AI
Per capire il rischio bisogna separare due domande: quanta elettricità sarà consumata e quanta infrastruttura occorre rendere disponibile. Una connessione prenotata può richiedere lavori anche prima che tutti i server siano operativi.
Ohio: pagare anche quando si usa meno
La tariffa per data center di AEP Ohio, entrata in vigore il 23 luglio 2025, introduce obblighi che vanno oltre il pagamento dell’energia consumata.
Per progetti nuovi o ampliamenti di almeno 25 MW, il processo descritto dalla società prevede studi di connessione e contratti dedicati. Prima dell’energizzazione, cancellare il progetto o ritardarlo di oltre dodici mesi comporta il rimborso del 100% dei costi di costruzione previsti dall’accordo.
La durata iniziale comprende una fase di crescita del carico, fino a quattro anni, più otto anni. Sono previste soglie minime di potenza fatturabile: la formula distingue le dimensioni dei clienti e contempla un limite dell’85% della capacità contrattuale. Non significa fatturare automaticamente l’85% dei kilowattora non consumati.
Per clienti che non soddisfano determinati requisiti di credito e liquidità, sono richieste garanzie o collaterale pari al 50% degli addebiti minimi dell’intero contratto. AEP Ohio, condizioni della Data Center Tariff
Il principio economico è trasferire parte del rischio di inutilizzo a chi prenota la capacità. Una garanzia, però, va valutata insieme alla solvibilità di chi la presta e ai costi che effettivamente copre.
Virginia: la ripartizione cambia la bolletta
La State Corporation Commission della Virginia ha previsto per Dominion una classe tariffaria separata, GS-5, destinata ai grandi carichi. Per nuovi clienti che stipulano dal 1° gennaio 2027, indica un impegno minimo di quattordici anni; sono inoltre previsti addebiti minimi e requisiti di garanzia, con condizioni ed esenzioni specifiche.
Un documento del 3 settembre 2026 rende misurabile l’effetto della ripartizione. Nel procedimento sulla componente di trasmissione Rider T1, il regolatore cita un aumento mensile previsto che, per un cliente residenziale da 1.000 kWh, scende da 2,90 dollari a 94 centesimi usando la metodologia modificata.
La differenza è di 1,96 dollari al mese, circa 23,52 dollari su dodici mesi. È il confronto relativo a quella componente e a quel profilo di consumo: non una riduzione del 67,5% dell’intera bolletta.
Il regolatore ha anche approvato un quadro per attribuire direttamente ai grandi clienti i costi di determinate infrastrutture di connessione; i dettagli richiedono un procedimento successivo. Virginia SCC, tariffe e decisione Rider T1
Che cosa deve guardare un investitore
Per valutare un’utility esposta al boom dell’IA, i megawatt annunciati non bastano. Contano i contratti firmati, le date di avvio, i pagamenti minimi, le garanzie e il trattamento degli investimenti eventualmente inutilizzati.
Un contratto pluriennale può rendere più prevedibili gli incassi. Ma il costo di una rete e la protezione contrattuale devono essere confrontati: durata, importi e possibilità di recupero non sono automaticamente equivalenti.
La domanda decisiva è chi resta obbligato a pagare quando il progetto cambia. I documenti esaminati mostrano strumenti per limitare il trasferimento dei costi agli altri utenti. Non dimostrano che ogni rischio sia eliminato, né consentono di attribuire alle famiglie italiane gli stessi effetti. È nei contratti e nelle decisioni tariffarie, più che negli annunci di nuovi campus, che si può verificare chi sostiene la bolletta dell’IA.



