I crolli del mercato azionario e le correzioni avvengono continuamente. Questo è un dato di fatto che chiunque scelga di investire in azioni sa e considera durante il proprio lavoro.

Un esempio: dal 1950, il benchmark S&P 500 ha subito 38 diversi crash o correzioni che hanno portato ad un calo di almeno il 10%. Ciò equivale ad una correzione che colpisce l’indice, in media, ogni 1,87 anni.

Tuttavia, il mercato azionario non aderisce alle medie e spesso si comporta in modo imprevedibile, almeno a breve termine. Per gli operatori del trading online, è impossibile stabilire in anticipo con precisione quando si verificherà un crollo del mercato azionario o una correzione, quanto durerà o quanto sarà forte il calo.

In questo momento, però, gli analisti stanno riflettendo su una confluenza di quattro fattori a breve termine che potrebbero provocare un crollo del mercato azionario molto presto.

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Stock ai massimi di due decenni

La preoccupazione più grande, per gli esperti del mercato, è che la valutazione delle azioni si trova in un territorio a dir poco sanguinoso.

Il rapporto prezzo/utili (P/E) di Shiller dell’S&P 500 (un rapporto P/E basato sugli utili medi aggiustati per l’inflazione dei 10 anni precedenti) ha chiuso a 35,66 l’11 febbraio. Più del doppio del rapporto P/E medio di Shiller (16,78) degli ultimi 150 anni.

Da un lato, ci sono valide ragioni per cui le azioni sono più costose di quanto non siano mai state storicamente. Ad esempio, i tassi sui prestiti sono pari o prossimi ai minimi storici, il che ha reso i prestiti altamente vantaggiosi per le società di marchi famosi e in forte crescita. Inoltre, l’accesso a Internet dalla metà degli anni ’90 ha contribuito a creare parità di condizioni tra gli investitori al dettaglio e Wall Street.

D’altra parte, però, la storia non si è dimostrata mai gentile con un rapporto P/E Shiller superiore a 30. Nei quattro casi precedenti in cui un rally del mercato rialzista ha spinto lo Shiller P/E in modo sostenibile sopra 30, l’S&P 500 ha perso sempre dal 20% all’89% del suo valore. Sebbene la storia non garantisca che ciò accadrà di nuovo, è abbastanza evidente, comunque, che valutazioni così alte non siano ben tollerate per lunghi periodi di tempo.

Le emozioni sono una bomba pronta ad esplodere

Nel lungo periodo, la crescita degli utili operativi è ciò che spinge al rialzo le valutazioni delle azioni. Ma a breve termine, una serie di notizie ed emozioni tende a dominare il mercato. Ciò è stato particolarmente evidente nelle ultime settimane, con gli investitori al dettaglio di Reddit che hanno fatto oscillare selvaggiamente dozzine di azioni.

Il problema degli investimenti basati sulle emozioni, però, è che il sentiment cambia in un attimo e spesso fa sì che la convinzione degli investitori superi le giuste valutazioni sia al rialzo che al ribasso. L’S&P 500, probabilmente, non meritava un crollo del 34% in meno di cinque settimane nel febbraio-marzo 2020. Allo stesso modo, potrebbe non meritare un P/E di quasi 36 considerando che l’economia statunitense non si è ancora completamente ripresa dalla recessione generata dal COVID-19.

In sostanza, basta poco ai trader motivati dalle emozioni per mandare il mercato azionario in una spirale discendente.

Le varianti del coronavirus minacciano la ripresa

Nessuna riflessione su un possibile crollo del mercato azionario sarebbe completa senza menzionare il ruolo che la pandemia COVID-19 potrebbe ancora svolgere.

Nella mente dei trader, arrivare dall’inizio alla fine della pandemia significa tracciare una linea retta dal punto A al punto B. Ma la realtà è che andare da A a B può comportare innumerevoli deviazioni.

In particolare, il mondo è chiamato alla sfida di somministrare rapidamente le dosi dei vaccini acquistate, per evitare che mutazioni e varianti del coronavirus ne riducano al minimo l’effetto.

Non è affatto escluso, al momento, che una variante del COVID-19 getti il mercato in una nuova fase di panico.

Il calo dei riacquisti

Infine, una significativa riduzione dei programmi di riacquisto di azioni negli ultimi sei-nove mesi potrebbe iniziare a pesare sulle azioni.

Nei due anni precedenti la pandemia COVID-19, l’attività di riacquisto nell’S&P 500 ha raggiunto il massimo storico. In seguito all’approvazione del Tax Cuts and Jobs Act nel dicembre 2017, le aliquote massime dell’imposta sulle società sono state ridotte a un minimo di otto decenni. Il che ha consentito alle aziende di restituire più capitali agli investitori.

Tuttavia, durante l’apice della recessione generata dal coronavirus, le società bancarie e una serie di grandi aziende hanno annunciato che avrebbero ridotto o accantonato completamente la loro attività di riacquisto, per risparmiare denaro.

I riacquisti di azioni proprie hanno svolto un ruolo notevole negli ultimi anni nell’aiutare a guidare la crescita degli utili. Ovvero, un minor numero di azioni in circolazione ha portato a maggiori guadagni per azione. Senza questo aumento del riacquisto, la crescita degli utili potrebbe essere notevolmente più lenta del previsto nel 2021 e, in definitiva, esercitare pressioni sulle azioni.

In conclusione, secondo diversi esperti, il lungo termine rimane la scelta migliore e la più sicura. Tuttavia, il consiglio è di usare cautela per le strategie a breve termine, prediligendo un accumulo di profitti che potrebbe aiutare il trader ad affrontare un eventuale crollo.

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