Stati Uniti e Cina hanno prorogato al 10 gennaio 2027 la tregua commerciale che sarebbe scaduta il 10 novembre 2026. Lo ha annunciato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent alla vigilia dell’incontro fra Donald Trump e Xi Jinping a Washington. La proroga concede altri due mesi di negoziato: non equivale, da sola, a un accordo definitivo sui dazi o sulle restrizioni tecnologiche.
La proroga sposta la scadenza di due mesi
Secondo le dichiarazioni di Bessent riportate da S&P Global, l’intesa raggiunta a Busan nel 2025 continuerà fino al 10 gennaio, così da lasciare ai due governi più tempo per trattare sul piano economico. Il confronto con la data precedente è essenziale: l’accordo originario sospendeva l’inasprimento di alcune misure commerciali fino al 10 novembre 2026. L’annuncio di una tregua più lunga riduce il rischio di una nuova escalation immediata, ma non dimostra che ogni esclusione tariffaria o licenza di esportazione sia stata prorogata con gli stessi termini; per questo servono i provvedimenti attuativi.
Pechino parla di una nuova intesa, senza dettagli operativi
Nel resoconto ufficiale cinese del colloquio del 24 settembre, Xi Jinping afferma che i negoziatori economici hanno raggiunto una nuova intesa. La nota non indica aliquote, volumi di acquisto o modifiche ai controlli sui semiconduttori. Trump, nello stesso resoconto, richiama la necessità di proseguire il dialogo per arrivare a un accordo migliore. Le due posizioni segnalano continuità negoziale, ma non permettono ancora di quantificare il beneficio per le imprese.
I presidenti hanno discusso anche di intelligenza artificiale e Taiwan. Xi ha chiesto cautela sulla questione taiwanese e ha proposto un confronto sui rischi dell’IA. Sono temi rilevanti per la relazione bilaterale, ma il comunicato non annuncia una revisione dei controlli statunitensi sui chip avanzati.
Agricoltura, minerali e tecnologia restano il banco di prova
La tregua di Busan aveva incluso impegni su prodotti agricoli, terre rare e misure verso le aziende dei semiconduttori, secondo la scheda pubblicata dalla Casa Bianca nel 2025. Bessent ha detto che Pechino sta rispettando gli impegni sulla soia, mentre appare più indietro su altri acquisti agricoli previsti dall’accordo successivo. Si tratta di una valutazione del Tesoro americano, non di un bilancio congiunto già pubblicato.
Per esportatori, produttori di chip e aziende dipendenti dai minerali critici conta soprattutto se la pausa si tradurrà in regole verificabili e forniture effettive. Un’estensione temporale può aiutare a programmare ordini e scorte, ma lascia aperta l’incertezza oltre gennaio. I prossimi segnali da seguire sono i testi attuativi dei due governi, i dati sugli acquisti agricoli e le decisioni sulle licenze per minerali e tecnologia.
La novità verificata è il rinvio della scadenza annunciato da Bessent. L’idea che il vertice abbia risolto le controversie commerciali è invece un’interpretazione non sostenuta dai documenti disponibili: le parti parlano di dialogo e di una nuova intesa, ma i dettagli economici restano da pubblicare.







