Lo spread BTP-Bund ha chiuso la seduta di giovedì 5 novembre a 111 punti base nella rilevazione delle 18:01 pubblicata da Borsa Italiana su dati Teleborsa. È il riferimento disponibile prima dell’apertura di venerdì 6 novembre. Il mercato chiedeva circa 1,11 punti percentuali di rendimento annuo in più per il decennale italiano rispetto a quello tedesco.
La scheda del differenziale decennale riporta 104,31 punti alla chiusura precedente e 106,26 in apertura. Durante la giornata lo spread ha oscillato tra 103,27 e 111,39 punti, finendo vicino al massimo. Rispetto alla seduta precedente l’aumento è stato di circa 6,7 punti base, pari a 0,067 punti percentuali.
Perché serve guardare anche il rendimento del Bund
Lo spread si ottiene sottraendo il rendimento tedesco da quello italiano. Il risultato racconta come cambia il prezzo relativo al quale i due Stati possono finanziarsi sul mercato decennale. Per capire che cosa è successo al valore di un BTP già emesso, però, serve conoscere anche la direzione del suo rendimento.
Un esempio chiarisce la differenza. Se entrambi i rendimenti salgono di dieci punti base, lo spread resta identico, mentre un BTP a tasso fisso perde valore a parità delle altre condizioni. Se invece il rendimento italiano resta fermo e quello tedesco scende di dieci punti base, lo spread si allarga della stessa misura anche senza un rialzo del rendimento italiano. Sono esempi di calcolo, indipendenti dai movimenti di giovedì.
Quanto cambia per chi ha già comprato un BTP
Chi detiene un BTP a tasso fisso continua a incassare la cedola stabilita all’emissione. Se intende vendere prima della scadenza, conta il prezzo che un altro investitore è disposto a pagare. Quando il mercato offre rendimenti maggiori su titoli comparabili, il prezzo del vecchio titolo tende a scendere per rendere competitive le sue cedole.
La sensibilità varia da titolo a titolo. Un’obbligazione con pagamenti distribuiti più lontano nel tempo risente in genere di più di un movimento dei tassi. Anche due emissioni con scadenza nello stesso anno possono reagire in misura diversa, come mostra il confronto tra i BTP in scadenza nel 2037. Per chi acquista oggi, il rendimento dipende anche dal prezzo pagato e dal rimborso previsto alla scadenza.
Come il differenziale entra nei conti dello Stato
Il Tesoro incontra i tassi correnti quando colloca nuovi titoli o rifinanzia quelli in scadenza. Per dare una misura dell’ordine di grandezza, su un miliardo di euro di nuovo finanziamento a dieci anni, una differenza di rendimento di 1,11 punti percentuali equivale in prima approssimazione a 11,1 milioni di euro l’anno. È un confronto teorico a parità di capitale e durata. La spesa effettiva dipende dai prezzi di emissione, dalle cedole e dalle scadenze scelte.
Per valutare l’effetto sui conti pubblici dopo la chiusura di giovedì, il dato da affiancare allo spread è dunque il rendimento ottenuto nelle prossime aste, insieme al volume effettivamente collocato. Il costo medio del debito incorpora quei tassi gradualmente, man mano che il Tesoro rinnova i titoli.






