L’Illinois ha raggiunto con le associazioni del settore un accordo per chiedere un rinvio di sei mesi della nuova tassa sulle attività digitali. La notizia riguarda una proposta ancora subordinata all’approvazione del giudice: l’avvio passerebbe dal 1 gennaio al 1 luglio 2027, senza chiudere la controversia sulla validità del tributo.
Il passaggio in tribunale resta decisivo
Secondo la notizia del 1 ottobre sull’accordo fra Stato e associazioni, The Digital Chamber e Illinois Blockchain Association hanno concordato con le autorità una richiesta di rinvio. La domanda congiunta dovrebbe essere presentata al tribunale della contea di Sangamon. Il condizionale è essenziale: un’intesa fra le parti non coincide con un provvedimento già emesso.
Alla verifica redazionale non è stato reperito il nuovo atto giudiziario né un comunicato ufficiale che ne confermi l’approvazione. Non si può quindi descrivere la tassa come già sospesa o cancellata. L’obiettivo indicato nella notizia è lasciare spazio alla discussione sul merito della causa, riducendo la pressione della scadenza iniziale.
Un contenzioso già aperto prima dell’accordo
Nel comunicato ufficiale del 21 luglio, The Digital Chamber aveva annunciato il ricorso contro il Digital Asset Tax Act. L’associazione chiedeva di fermare il tributo e sosteneva che i propri membri stessero già sostenendo costi per adeguarsi alla partenza prevista a gennaio.
La contestazione dell’associazione è una posizione di parte, non una conclusione del tribunale. Per gli operatori la distinzione è concreta: ottenere più tempo per preparare i sistemi e ottenere l’invalidazione della legge sono risultati diversi. Il primo può cambiare il calendario; il secondo richiede una decisione sul merito o un intervento legislativo.
Lo 0,2% non è una tassa soltanto sulle plusvalenze
Il testo del Digital Asset Tax Act prevede un’aliquota dello 0,2% sul valore dell’attività digitale cui si riferisce il servizio. La definizione comprende scambio, trasferimento e custodia svolti nell’ambito dell’attività di un intermediario per il cliente. La norma indica attualmente il 1 gennaio 2027 come decorrenza e assegna all’intermediario il compito di riscuotere il tributo.
Un esempio redazionale aiuta a leggere la base di calcolo: per una singola operazione imponibile riferita ad attività digitali dal valore di 10.000 dollari, lo 0,2% corrisponde a 20 dollari. È un’illustrazione aritmetica della norma, non la determinazione dell’imposta per un caso personale. Il calcolo usa il valore coinvolto nell’operazione, senza presumere che il cliente abbia realizzato un guadagno.
Più tempo non elimina l’incertezza
Il punto da seguire è ora il provvedimento del giudice: dovrà chiarire se il calendario proposto viene accolto e con quali effetti. Fino a quella verifica, il 1 luglio resta la data richiesta nell’accordo, non una nuova scadenza definitivamente acquisita.
Per il settore, l’eventuale rinvio attenuerebbe l’urgenza operativa ma lascerebbe aperta la questione di fondo. Per il lettore italiano, inoltre, si tratta di un tributo statale statunitense: la notizia non modifica il regime fiscale italiano delle criptovalute.







