Il petrolio Brent ha chiuso la seduta di giovedì 24 settembre a 106,60 dollari al barile, in rialzo del 3,41%, dopo aver toccato un massimo intraday di 108,16 dollari. I dati riportati dagli strateghi di Deutsche Bank mostrano un mercato diviso fra il timore che il conflitto con l’Iran si allarghi e la possibilità di un’intesa graduale per riaprire lo Stretto di Hormuz. La prospettiva diplomatica ha ridotto parte del rialzo, ma i colloqui riferiti da Reuters non equivalgono a un accordo concluso.
Dalle dichiarazioni iraniane al massimo intraday
Secondo la nota di Deutsche Bank ripresa da FXStreet, il movimento iniziale è seguito a nuove dichiarazioni iraniane che hanno alimentato i timori di un conflitto più lungo e più ampio. In questo contesto il Brent ha raggiunto 108,16 dollari al barile durante la seduta, prima di ridurre i guadagni. Il massimo intraday descrive un passaggio del prezzo, mentre 106,60 dollari è il valore di chiusura indicato dagli analisti: i due livelli non vanno confrontati come se fossero chiusure consecutive.
Gli strateghi collegano l’aumento del greggio anche alla pressione sui rendimenti obbligazionari. Il meccanismo possibile è che energia più cara sostenga le aspettative d’inflazione e renda più difficile una riduzione dei tassi. Questa è un’interpretazione del nesso fra mercati, non una misura diretta dell’effetto del Brent sui rendimenti.
L’ipotesi di un’intesa ha ridotto i guadagni
Dopo la chiusura dei mercati europei, Reuters ha riferito che negoziatori statunitensi e iraniani a New York stavano esplorando un percorso per fasi: la riapertura di Hormuz da parte di Teheran e la rimozione del blocco economico statunitense sull’Iran. Deutsche Bank segnala che, dopo la notizia, il Brent è sceso temporaneamente di circa quattro dollari rispetto al massimo intraday. Il prezzo ha poi chiuso a 106,60 dollari, conservando comunque un guadagno giornaliero.
Il resoconto di Reuters cita persone vicine ai colloqui e descrive ostacoli rilevanti: nessuna delle parti vuole rinunciare per prima alla propria leva negoziale. Per questo la sola discussione di una formula graduale non permette di considerare già riaperto lo stretto né risolto il conflitto.
Il dato di venerdì appartiene a una nuova seduta
Nell’aggiornamento diffuso venerdì 25 settembre, Deutsche Bank riportava un calo dello 0,91% del Brent nella mattinata. La percentuale riguarda la seduta successiva al rialzo del 3,41%: non cancella quel risultato e non è una quotazione valida per l’intera giornata. Direzione e intensità del movimento possono cambiare con nuove notizie diplomatiche o militari.
Il passaggio di Hormuz è importante perché condiziona le prospettive dei flussi energetici dal Golfo. Finché non emergono impegni verificabili e un effettivo ripristino della navigazione, il premio per il rischio geopolitico può restare sensibile anche a singoli titoli di agenzia.
Cosa osservare dopo la reazione iniziale
Per capire se il ripiegamento del Brent è destinato a durare, contano i progressi concreti nei colloqui, le condizioni di eventuale revoca del blocco statunitense e le evidenze sul traffico marittimo attraverso Hormuz. Un annuncio negoziale inciderebbe sulle aspettative di offerta; solo la sua attuazione chiarirebbe quanto greggio può tornare a transitare con regolarità.
Le cifre di Deutsche Bank fotografano una chiusura e un aggiornamento mattutino specifici. Non sono livelli obiettivo né indicazioni operative sul prezzo futuro del petrolio.







