Tasse sul Trading Online

Uno dei principali argomenti da trattare per un trader è sicuramente quello legato alla tassazione da pagare nel caso di introiti dal trading online. Se un investitore dovesse ottenere dei profitti dalla speculazione in borsa tramite un broker regolamentato, una volta prelevato il denaro dovrà ovviamente pagare le tasse allo stato a cui fa riferimento fiscalmente.

Se i risultati dal trading sono invece pari o inferiori alla somma investita, non sarà necessario. Le tasse sul forex e cfd sono quindi obbligatorie solo nel caso di una plusvalenza dal trading online. Il desiderio di ogni investitore che si rispetti è quindi quello di pagare più tasse possibili, poichè questo significa aver guadagnato.

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È possibile non pagare le tasse sul trading?

Non è chiaramente possibile non pagare le tasse nel caso di guadagni dal trading. Ogni qual volta un cittadino ha un guadagno da un proprio lavoro, è obbligato a pagarne la relativa tassazione.

Se un trader dovesse quindi avere dei guadagni dal trading online sarà sua premura occuparsi della dichiarazione di questi.

Non c’è differenza se gli introiti derivano da investimenti sul cambio valutario o azionario, infatti se si fa trading con un broker regolamentato, la percentuale da pagare non varia da asset a asset. La tassazione sulle azioni o sul forex è uguale.

Prima di pagare le tasse sul trading però consigliamo a tutti di parlare con un commercialista esperto che possa fare chiarezza su come muoversi al meglio. Non pagare le tasse significa essere considerato un evasore fiscale, cosa che sconsigliamo a tutti.

Le tasse nel trading online

Come già spiegato in precedenza, le tasse che il trader deve pagare quando ottiene dei guadagni dal trading online, è strettamente collegato al netto tra l’importo depositato e quello prelevato.

Diversamente da altri introiti sui quali si è obbligati a pagare percentuali molto alte di tasse, la tassazione sul forex e sulle azioni è relativamente molto bassa. Molto importante sottolineare che non si è obbligati a pagare nessuna tassa allo stato finchè il denaro non è stato prelevato. Se infatti i soldi sono ancora nel bilancio del proprio conto presso il broker in cui avete deciso di investire il denaro, non si è tenuti a dichiararli.

Come calcolare le tasse nel trading online

Una volta stabilito che è necessario dichiarare e soprattutto pagare le tasse sul forex e cfd, è importante calcolare le uscite e le entrate dall’inizio del proprio percorso nel trading.

Le plusvalenze dal trading sono infatti calcolate dall’inizio del proprio percorso con il broker. Se un cliente infatti ha terminato l’anno fiscale con una minusvalenza, potrà sottrarla all’eventuale guadagno dal trading dell’anno successivo. Prendiamo in considerazione un trader che il primo anno di trading ha terminato con una minusvalenza di 1000 euro. Su questi non sarà ovviamente necessario pagarci le tasse in quanto non c’è stato un guadagno.

Il secondo anno di trading questo stesso investitore riesce a ottenere un guadagno di 1000 euro. Sui 1000 euro teoricamente sarà tenuto a trattenere una percentuale da pagare allo stato a cui fa riferimento fiscalmente. Però non è così; il trader in questo caso non dovrà pagare un centesimo di tasse in quanto ha terminato in pareggio considerando anche l’anno precedente.

Lo stesso, il terzo anno di trading, riesce a fare altri 1000 euro di guadagno. Su questi 1000 euro è tenuto a pagare la percentuale di tasse poichè nel totale ha avuto una plusvalenza di questo importo.

Come pagare le tasse del trading online

In merito al modo di pagare le tasse sulle plusvalenze dal trading online, noi consigliamo sempre di chiedere a un commercialista esperto per la dichiarazione annua.

Nel caso in cui non vogliate chiedere l’aiuto di un esperto, è necessario richiedere il modello unico o il 730 e compilarli con le rispettive informazioni.

Attualmente in Italia la tassazione sulle plusvalenze del trading raggiungono il 26%.

Nel Modello Unico, bisognare indicare il totale dei corrispettivi nella sezione II-B al rigo RT41, sotto la voce altri redditi diversi di natura finanziaria di cui all’articolo 67 comma 1 lett. da c-bis a c-quinques del TIUR. Per cui:
1) devono essere calcolate tutte le plusvalenze percepite nell’anno precedente e calcolate le eventuali perdite;
2) devono essere dichiarate con il Modello Unico dell’anno corrente;
3) deve essere pagata la relativa imposta con modello f24.

Attualmente in Italia la percentuale di tasse sugli investimenti è in linea con i principali paesi europei, differentemente da Malta e Portogallo dove la tassazione è molto più bassa o praticamente nulla.

Le tasse e i broker

Se non vi ricordate l’intero storico dei vostri investimenti online, non vi preoccupate. Ogni broker regolamentato Consob o Cysec è tenuto a fornire al trader la lista delle transazioni, minusvalenze e plusvalenze, così da facilitare la dichiarazione delle tasse sul trading online a fine anno.

Ricordatevi che i broker come Plus500 e 24option non sono sostituti d’imposta ma sono comunque tenuti a fornire i numeri per aiutare il cliente a pagare correttamente le tasse sui guadagni di borsa.